Tonno, “Miracolosamente illesi”: recensione e streaming

I Tonno pubblicano in versione digitale il loro nuovo album Miracolosamente illesi (Woodworm Publishing Italia/Universal Music Italia srl) disponibile in versione fisica e vinile (con 3 ghost track) dal 9 dicembre.

Un disco, prodotto da Tommaso Colliva, che contiene otto canzoni nate da tanti momenti diversi, tra pandemia, guerre, cambi di lavoro, traslochi e relazioni che finiscono e che vuole raccontare che, nonostante tutto, se ne può uscire in piedi, o meglio, “miracolosamente illesi”.

E c’è qualcosa che i ragazzi sono convinti sia fondamentale per salvarsi dalla routine, dal caos della vita di ogni giorno: la musica, un appiglio e una possibilità di trasformare in qualcosa che ha un senso tutto quello che ci lascia confusi, ma soprattutto essere consapevoli di quali sono le proprie passioni e seguirle.

E a proposito di passioni, in Miracolosamente illesi i Tonno, hanno rinunciato a quella per il low-fi per far suonare il disco in modo “classic” e creare un accompagnamento strumentale che calzasse con la scrittura più “seria” dei pezzi. È un album in cui ogni canzone è un mondo sonoro a sé come fossero tante tracce 1 di 8 ipotetici dischi, un lavoro che conserva la voglia di suonare per il gusto di farlo, è disseminato di jam session, assoli, divagazioni e deviazioni, strutture non ortodosse, ripetizioni ossessive e flussi di coscienza 

“Miracolosamente Illesi” è un abbraccio e l’abbraccio è una di quelle cose che ci si dà a vicenda dopo che qualcosa di molto bello o qualcosa di molto brutto è successo. Un gesto semplice in una storia complicata. Le canzoni che ci sono dentro sono fatte alla stessa maniera e sono il nostro omaggio a tutti gli impatti e le collisioni che deviano la nostra traiettoria: a volte andare a casa, quasi sempre andare a caso

Tonno traccia per traccia

“Siamo riusciti a marcire senza maturare”: è un po’ la canzone manifesto questa Gay division, canzone di partenza dell’album ma anche proclamazione di autodistruzione e autolesionismo, su ritmi post punk veloci e quasi allegri.

Molto più suonata, Non lasciarmi andare mostra tutta la parte strumentale della band, e forse anche il lato più costruttivo. Il brano è sostanzialmente una ballad psichedelica, con tratti spiccati di malinconia più che di rabbia.

Questioni di luce nera e di (molta) nostalgia emergono da La mia prima casa. “E’ solamente andato male il piano A”: un po’ come a tutti, del resto. Morbida e quasi dreamy la seguente Preghiera. “Come mai affoghi te/se sul fondo ci sto io?”: l’esigenza di lasciare andare si distende su un brano nemmeno troppo cupo.

Molto dinamica Il giorno in cui tutti, che si sviluppa in modo rapido e incisivo, parlando di gente che salta dall’aereo e di Gesù Cristo che fa il turista negli inferi.

C’era chi raccontava di rane che piovono, mentre qui Piovono mammuth, metafora dei pensieri che cadono pesanti. Qualche idea psichedelica si manifesta un po’ per volta in un brano che si allarga gradualmente.

Un giro di chitarra semplice tiene in piedi la tensione di Guard rail, che parla di inverni nucleari e di incidenti stradali. Si chiude ascoltando Le cover degli Iron Maiden, ammirando le coppie di vecchi nella provincia più nera.

Non è esattamente da oggi che cantiamo le lodi dei Tonno, spesso ospiti delle pagine di TRAKS. Ma del resto la band merita sicuramente attenzione e ascolto, a maggior ragione con questo disco in cui sfronda un po’ dell’armamentario del passato e procede in modo più diretto e rettilineo, pur consentendosi delle divagazioni qui e là, ma rimanendo sempre compatti. E disperati, per lo più.

Genere musicale: rock alternativo

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