Yuppie Flu, “Kings Without a Crown”: la recensione

Yuppie Flu, “Kings Without a Crown”: la recensione

Pubblicato da 42 Records e Homesleep, esce oggi Kings Without a Crown, l’ultimo disco degli Yuppie Flu, a 18 anni dall’ultima uscita di studio. Kings Without a Crown è il disco a cui Matteo Agostinelli stava lavorando negli ultimi anni prima della sua scomparsa, avvenuta il 16 febbraio 2026 all’età di 53 anni.

Anticipato dai brani Be free now e Avalon, il disco spinge ancora oltre quella continua evoluzione sonora che aveva attraversato ogni album degli Yuppie Flu. Le canzoni sono esattamente come Matteo le aveva scritte, registrate e completate. Non una raccolta incompiuta o un archivio riaperto dopo anni, ma un vero album costruito senza la pressione di dover rispettare tempi di mercato o scadenze produttive.

Brani pensati lentamente nel corso degli anni, con la libertà di lavorare senza aspettative o compromessi, ed è proprio questa libertà a rendere Kings Without a Crown uno dei lavori più profondi e riusciti degli Yuppie Flu.

Per festeggiare l’uscita dell’album, 42 records ha organizzato una serie di appuntamenti un po’ diversi dal solito. Non saranno ovviamente dei concerti, ma dei listening party in alcuni bar e negozi in tutta Italia.

Un modo per trovarsi e ascoltare l’ultimo disco degli Yuppie Flu insieme ad alcuni dei membri della band, ma soprattutto per ricordare Matteo Agostinelli. 

Queste le date:
17/09 Bologna – Guero
18/09 Roma – Bar Volo
19/09 Palermo – Pablo Listening Bar
23/09 Napoli – Lento HI-FI
24/09 Torino – Blah Blah
25/09 Milano – VolumebK
26/09 Trento – Libreria Due Punti

Yuppie Flu traccia per traccia

Atmosfera morbida e molto accogliente quella di We’re real (in Neverland), prima traccia del disco fiorita e sognante, ricca di archi e dolcezza, piuttosto cinematografica ma dal lato delle fiabe.

Un che di fiabesco c’è anche in Avalon, che però ha modalità ritmiche un po’ più “terrene”, con scelte sonore che fanno pensare a influenze Albarniane assortite. Si rimane comunque sul morbido, anche le sezione ritmica si fa sentire in modo nitido.

Più notturne e marcate le idee che contrassegnano Chasing what, che si aggira con una certa aria circospetta, approfondendo i legami con la musica brit e mantenendo i toni comunque moderati.

Si alzano i ritmi e anche i volumi con Sweet ghost, un fantasma dolce che pervade la traccia di gioia e di gentilezza, in un brano che si avvicina a una versione soft del rock ma sempre in modi creativi e molto colorati.

Devil’s Sweetheart ha una partenza piuttosto altisonante, per poi procedere a passo ragionato ma con sensazioni vintage e cinematografiche a far da contorno.

Tentazioni quasi hip hop quelle che si delineano in Hold On, soprattutto a livello di cantato, mentre il panorama sonoro rimane piuttosto soffice e dreamy. C’è una scimmia cosmica come protagonista della curiosa Cosmic Ape, tinta di sensazioni sci-fi ma anche di una certa inquietudine.

Molto più serena l’aria di Be Free Now, a dispetto di altre attitudini urban che permeano ritmi e cantato. Situazioni morbide e altre più serrate convivono in piena armonia, con un’emozione r&b che tiene insieme tutto.

Si chiude con Nothing, e mai titolo di chiusura fu più evocativo, un altro brano gentile dal sapore acustico e lo-fi, che fa pensare a ulteriori ispirazioni internazionali ma soprattutto a una poetica molto personale e intima, che ha trovato molti modi di espressione.

E’ un disco ma è anche un addio, questo degli Yuppie Flu, privati a inizio anno di Matteo Agostinelli, proprio ora che sembravano pronti a rimettersi in pista e a ragionare su idee nuove e fresche.

E lo erano: la conferma è tutta in un disco che contiene nove canzoni e molte sensazioni, con la voglia di confrontarsi con l’evoluzione del proprio sound, sfogliando margherite elettriche, acustiche, elettroniche, sempre senza fermarsi troppo nello stesso posto. Ma la vita è bastarda, anche quando la canti in modo gentile.