054: fare musica è diventata una necessità #intervista

Masquerade è il nuovo brano firmato da 054: quando segui le tue passioni, è facile venire attorniati da persone che vogliono solo approfittare del cammino che stai spianando. Allora l’unica cosa vera che rimane è il tuo obiettivo. 054 nel brano Masquerade canta l’impressione di non potersi più fidare di nessuno e la voglia di ribellarsi alla falsità di certi ambienti. Contesti in cui persino il ristoro di una persona a cui “non conviene, ma [vuole] i [tuoi] guai” viene presto interrotto dal dubbio che possa anche lei avere tornaconti personali.

054 è all’anagrafe Osama Sour, 27 anni, originario del Marocco e cresciuto nella periferia di Milano Est. Con Masquerade, questo ragazzo libera l’attitudine urban dai cliché in voga, basati su denaro e megalomania. Il brano inizia con un intro essenziale e arioso, per poi prendere la strada della drill senza perdere la linea melodica. Studente universitario e artista da tenere d’occhio nei prossimi mesi per il progetto che ha in mente. L’abbiamo intervistato.

Ciao Osama, spiega il tuo nome d’arte ai neofiti.

Ciao, credo che la mia passione per il linguaggio codificato, “criptato”, ne sia alla base: se non possiedi gli strumenti adeguati, non puoi capire cosa ti trovi davanti. Il leet è un linguaggio molto utilizzato in rete, in cui al posto delle lettere normali vengono inseriti numeri o altri caratteri: Osa, il nome con cui mi chiamano gli amici, tradotto in linguaggio leet è 054.

Cosa ti spinge a fare musica?

In primis, la passione: sono convinto che senza quella non si possa mai dare il 100%, qualsiasi sia l’attività che si fa o l’obiettivo che ci si pone. La passione è il motore, ma ora come ora fare musica è diventata una necessità. Nonostante io esprima stati d’animo ed esperienze personali, ho capito che le persone possono rivedersi nelle mie parole. L’arte è passione, necessità d’espressione, ma il mio intento è riuscire a rappresentare anche altri, dire loro “non siete i soli”.

Ti identifichi in un genere preciso? A quali culture musicali senti di appartenere?

Durante l’infanzia e fino agli 11-12 anni sono stato molto vicino alla musica araba, tutto per influenza dei miei genitori. Crescendo ho apprezzato molti generi, dal rock all’hip hop, dal pop alla dance. Musicalmente mi sento vicino alle sonorità della nuova corrente trap, di cui amo l’uso di strumenti come chitarre, piani, flauti: se sento affinità riesco a sfruttarle per esprimere meglio le sensazioni che mi comunicano.

Com’è nata Masquerade?

All’inizio della pandemia, tra marzo e aprile 2020, ero reduce da un periodo abbastanza negativo: avevo chiuso con determinate persone, mentre il mondo fuori si era come bloccato, congelato. Ho sentito la necessità di fare ordine nella mia vita, allontanare ciò che era dannoso e dare importanza ai veri legami.

Chi ha realizzato la cover del singolo?

La cover è realizzata da un ragazzo secondo me molto forte, sui social si fa chiamare DDACAST, che mi è stato presentato da un amico con cui aveva lavorato precedentemente. Dopo aver ascoltato la traccia, la maschera è stata chiaramente l’idea alla base.

Qual è il tuo rapporto con “lei”?

A essere sincero nella traccia non faccio riferimento a una persona in particolare, ma semplicemente a qualcuno che ti accetti per quello che sei, con i tuoi vizi e pregi, a prescindere dal tuo passato. E non è facile sentirsi accettati, specie se nella vita hai avuto modo di ricrederti sulle persone, cosa che ti porta spesso a perdere fiducia negli altri.

Da cosa vuoi scappare e dove vuoi arrivare?

La mia è una fuga dai cliché e dai pregiudizi, dalle persone vuote e dannose per me, dai rapporti inconsistenti. Non mi pongo una destinazione finale, la sentirei come un limite a ciò che potrei fare, ma ho un obiettivo chiaro: circondarmi di persone che mi capiscano e trasmettano vibes positive, averle al mio fianco durante il percorso, indipendentemente dalla destinazione.

Scrivere è anche un modo per dare voce a chi è come te. Cosa vuoi urlare al mondo?

Vorrei poter dire a chi si rivede nelle mie parole che tutti abbiamo passato alcune esperienze e provato certi dolori. Chiudersi in se stessi non fa che amplificare questi sentimenti, mentre trovare persone simili a noi con cui condividere le esperienze, positive e negative che siano, danno quella spinta in più per riuscire a trarre il meglio da tutto.

Hai già pubblicato l’anteprima del prossimo pezzo, dove trovi il tempo per essere così prolifico?

Bisogna fare dei sacrifici, il tempo purtroppo è limitato ed è quello che è. Mio fratello minore da questo punto di vista mi ha trasmesso il concetto di organizzazione e pianificazione.

Porre determinate priorità nella vita ci aiuta a essere focalizzati sul nostro obiettivo, permettendoci di fare cose che non ci saremmo mai aspettati. Credo si tratti principalmente di atteggiamento e mentalità; per quanto lo consideri una passione, il mio impegno in ciò che faccio è totale, specie se si tratta di musica.

Da quale bisogno espressivo è nata Non cambierò, il brano in uscita il 26 novembre?

Va considerato come un apripista, una presentazione di ciò che arriverà. Sto lavorando a un progetto e Non Cambierò è una promessa iniziale ai miei amici, alla mia famiglia, ai miei affetti, ma allo stesso tempo un avvertimento che induce a prendere le distanze da persone ben diverse.

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