La prima volta genovese di Mille è stata l’anno scorso, in occasione della serata del Balena Festival condivisa con i Fast Animals and Slow Kids. E quest’anno ne arriva già una seconda, come headliner della serata di giovedì 30 luglio al Lilith Festival, che proprio con il live della cantautrice romana inizia la parte più importante della propria rassegna, che comprenderà quest’anno anche i concerti di Beth Orton (venerdì 31 luglio), Sarafine (sabato 1° agosto) e la chiusura sabato 8 agosto con Anna von Hausswolff.
Scambiamo quattro chiacchiere al telefono con Mille, cogliendola al volo tra i tantissimi progetti in cui è impegnata in questo periodo. Tra i quali c’è La locandiera, classico teatrale di Carlo Goldoni reinterpretato e riletto in alcune repliche romane e milanesi.
“Parallelamente alla musica e al tour sono anche in scena con La locandiera in una versione rivisitata, moderna. Io recito sia Mirandolina sia il Cavaliere. Quest’estate c’erano pochi “buchi” disponibili, quindi ho fatto giusto Roma e Milano, faremo poi diversi appuntamenti in autunno appena passa un pochino l’onda di tutte le date che sto facendo. E’ un modo diverso di occupare il palco, però lo amo veramente tanto, perché poi ci ho messo anche tanto di mio, tutta la parte in romano, le battute, arrivano dal mio background di vita. Mi diverte molto, sono contenta.
Il testo è di grande importanza e anche particolare, molto attuale: il carattere di entrambi i personaggi può essere utile per una riflessione anche sull’attualità dei rapporti tra uomo e donna, “fa ridere ma fa anche riflettere”.
Perfetto per un meme anche quindi… Mi fa piacere che tu abbia iniziato parlando di questo, anche perché appunto si parla sempre di attività live e a me lo spunto di questa intervista viene dalla tua presenza prossima al Lilith Festival a Genova. Peraltro l’anno scorso di questi tempi ci siamo sentiti perché tu stavi per preparandoti sempre a Genova al Balena…
L’anno scorso è stato stupendo, è stato il concerto più bello dell’estate. Ho un ricordo meraviglioso anche per il post concerto, un’accoglienza incredibile, è stato veramente veramente molto molto bello ma anche banalmente proprio per i frutti raccolti, perché abbiamo raccolto un sacco di pubblico nuovo a Genova e quindi è stato positivo in tutti i tutti i sensi.
Mi fa molto molto piacere, naturalmente appunto vorrei sapere a questo titolo a maggior ragione visto il successo dell’anno scorso, che aspettative hai per questa data?
Ma io generalmente non ho mai le aspettative, nel senso: non vedo l’ora di andare a suonare tutto. Lo spettacolo sarà diverso rispetto a quello dell’anno scorso perché non c’era ancora il disco, quindi c’erano i brani dell’ep, dei singoli che avevo pubblicato e quindi lo spettacolo è diverso, è quello che stiamo portando in giro per l’estate. Devo dire, il mio sentimento è sempre uno, non vedo l’ora: adrenalina e via.
Infatti quando ci siamo sentiti l’anno scorso Risorgimento non era ancora uscito, era un progetto che mi stavi raccontando. Adesso che è uscito e che è stato assimilato dal pubblico vorrei sapere se ti ha restituito qualcosa non ti aspettavi, cioè qualche sorpresa che ti ha che ti ha colpito nella reazione della gente?
Be’, la gente che lo canta durante i concerti, canta anche i “non” singoli, cioè i brani che vengono chiamati in gergo “filler”, i brani che fanno parte del disco senza video, quindi senza una promozione a parte. Vedere che la gente canta le canzoni che non hanno ricevuto un’attenzione diversa, quello è un motivo di grandissima sorpresa e anche di orgoglio perché anche Spotify non passa “i non singoli”, e quindi c’è un interesse diverso nei confronti di tutto il disco, e questa cosa per me è sempre un motivo di grande orgoglio e di grandissimo stupore.
E’ il motivo per il quale si fanno i dischi, non soltanto i singoli, quindi è una fotografia generale di quello che uno ha fatto. Vedere che le persone ascoltano quel piccolo microcosmo è bellissimo.
Non puoi cantare in maniera distaccata
Io ho avuto modo di vederti tra l’altro alla presentazione del disco alla Fabbrica Esperienza Milano e si percepiva quasi fisicamente il tuo entusiasmo sincero nel presentare il lavoro. Anche al di là degli obblighi promozionali si vedeva proprio che eri veramente felice del progetto, del lavoro, della presentazione e di tutto quanto.
In verità quell’entusiasmo, quell’approccio da bambina che è contenta perché magari ha ricevuto la Casa dei Barbie o il Castello dei Lego, è lo stesso. Anche perché io non vivo l’eccezionalità di quella cosa. Per me quel disco esiste da quando ho iniziato a scriverlo, esiste ogni volta che lo vado a suonare in giro, quindi quell’entusiasmo lì lo vedo ogni volta che canto una canzone, che canto una frase che mi ricorda il momento particolare in cui ho scritto quella frase.
Quando si va a cantare, questa è una cosa che mi insegna il teatro, per “agganciare” le persone non puoi cantare in maniera distaccata le parole, i testi delle canzoni, perché se no metti un piccolo filtro già di base. Quindi per raggiungere le persone che ti stanno ascoltando, devi cantare le parole e se non sei mentalmente dentro a quelle parole metti già di nuovo un piccolo muro. Quindi ogni volta che io canto le canzoni del disco è lì, è rivivere anche quelle cose, perché altrimenti poi le persone non ti credono.
Mi sembra assolutamente giusto e logico. Volevo chiederti come sta “Pietro il telefono”, cioè lo smartphone che fai girare fra il pubblico durante i live per avere dediche e messaggi
Pietro il telefono sta bello carico, bello pulo, bello scaricato perché mi è finita quasi la memoria. Io nel frattempo sto sbobbinando tutto il materiale perché poi ci faccio dei contenuti. Adesso non ho ancora avuto il tempo di pubblicare i primi video del telefono Pietro, però fra due settimane lo farò, prima della piccola pausa estiva che faccio dai social, perché al 13 di agosto non avrò date, devo stare in studio e probabilmente starò senza telefono.
Io questa cosa la faccio sempre, è bellissimo perché poi quando vado a prendere il telefono e vedo “utilizzo giornaliero 5-8 minuti” è meraviglioso. Però è bellissimo perché poi dentro ci saranno dei saluti, i “quanto ti amo Mille”, oppure gli inviti a casa in campagna, a casa al mare, in cascina, sono bellissimi. Se avessi il tempo io ci avrei tutta l’estate già piena di posti da andare in vacanza. Insomma mica roba da poco.
Senti ma in studio: perché?
Sto lavorando il disco nuovo, uscirà nel 2027. Adesso sto ancora in fase di scrittura, poca produzione, ci sono delle idee, però è ancora fase di scrittura. E’ una fase bellissima.
Non dimentichiamo però Risorgimento e ci torniamo subito. C’è una canzone del disco che dal vivo è cresciuta più delle altre rispetto alla versione in studio? Una che ha tirato fuori il meglio?
C’è Video hard che non pensavo ma è cantatissimo. Quando parte, la gente si fomenta proprio tanto. Sento proprio il calore dello stadio. Piace tantissimo ai maschi, proprio come se stessero tifando la Roma. Fomenta tantissimo.
Immagino. Invece ce n’è una che magari ti mette emotivamente alla prova quando quando la canti?
Tour Eiffel. Perché la sera prima era successo con quello che ho raccontato, quindi è proprio come imprimere nella memoria un momento perfettamente come era.
Hai ricevuto commenti che ti hanno fatto vedere qualche tuo brano da una prospettiva nuova? Qualcuno che ti ha dato uno sguardo diverso e che ti ha sorpresa in qualche modo?
Nelle canzoni ognuno ci può vedere quello che vuole, quindi non mi sorprende se le persone ci possono vedere la loro storia. Non è necessario che ci vedano la mia di storia per farmi dire “goal”. Quindi quando mi raccontano, c’è chi ha dedicato proprio Artiglieria pesante, ma quello che ha fatto è abbastanza strano, perché l’ha dedicata come canzone d’amore, ma qua la canzone non parla per niente d’amore.
E quindi per ognuno ci vede quello che vuole nelle canzoni, quindi è giusto così. Artiglieria pesante parla di quello che è successo nella scuola Diaz, però uno c’ha rimorchiato la ragazza. Oggettivamente, appunto, è proprio una questione di sensibilità personale.
Tornando al concerto di Genova: che cosa vorresti che il pubblico del Lilith si portasse a casa dopo averti vista quella sera, al di là delle singole canzoni, come tipo di esperienza?
La voglia di ritornare, semplicemente la voglia di ritornare, che è il goal che io mi auguro sempre.

