Vecchie conoscenze di TRAKS (se non ci credi leggi questa intervista. E poi perché non ci credi, scusa?) i Plankton Dada Wave pubblicano l’esordio su lp Niet Dada.
Undici tracce contrassegnate da follia, post punk, punk, follia, riferimenti zappiani, italo dance, follia, citazioni dai Radiohead e da Sabrina Salerno, influenze ispaniche, e un po’ di follia. Da citare i contributi agli assoli di chitarra di Elton Novara e le tastiere di Aznal J.
Plankton Dada Wave traccia per traccia
Dopo i 9 secondi introduttivi di Niet Dada si parte con D.A.D.A., dadaista ovviamente ma anche “decostruita” abbastanza da fare pensare ai Devo, con uno spirito punk che esplode in pieno nella seguente e rumorosa Science Fiction?
Con Sobre el Tractor ci si trasferisce nella campagna ispanica, per trovare chitarre elettriche, momenti indie, drummers impazziti.
Electric Light Blue Death è tempestosa ma anche folle, zappiana nell’intimo, con variazioni istantanee di umore e contesto, e una volontà espressa di finire facendo casino.
Si passa alla contestazione del latin pop con Musica de Mierda (“no entiendo porque la gente baila esta musica de mierda”: e vagli a dare torto), che oltre a elencare luoghi e protagonisti della (italo)dance gira tutto su ritmi di punk-funk-dance, ma chiudendo con una citazione (abbastanza geniale) dei Radiohead.
Banana Spleen rasserena l’ambiente. Oddio. Insomma più o meno: più che altro continua a giocherellare, a instaurare dialoghi interni fra vocette buffe in un francese un filo limitato, fra coretti “sciubidua”.
Poi Le Gril apre citando il Trio e la loro unica hit anni ’80 Da da da, per elencare una serie di impegni settimanali in salsa rock quasi balkan.
Si rallenta un po’ e si procede quasi sul psichedelico con I wanna sleep all day long, che si concede qualche momento accelerato ma senza eccedere nella follia stavolta. Be’ a parte il cantato sbadigliato del finale.
Armoured Armando torna ad atmosfere post punk che fanno pensare a una genìa tipo quella dei Talking Heads. Anche se poi la citazione finale è quella di Paranoid dei Black Sabbath.
Si chiude con Dada Niet, title track, che parte piano ed esplode di cori molto presto, fornendo spiegazioni al titolo e alla cover di impronta soviet.
Il disco dei Plankton Dada Wave è la sovrapposizione di elementi che non dovrebbero essere lì, ma una volta che ce li hai messi stanno anche bene insieme. Tipo la credenza della nonna in una cucina iper-tecnologica, o il kiwi con l’ossobuco (ok, non ho mai mangiato il kiwi con l’ossobuco, ma comunque).
Ci sono tanti elementi sonori frullati nella cucina della band, tanto che a volte è difficile distinguerli, ma si distingue chiaramente il fatto che il disco sia divertente e propositivo, oltre che ben riuscito.

