Alkene, “Etere”: la recensione

AlkeneSi chiama Etere il secondo album degli Alkene, band triestina formata da Elvio Carini (voce, chitarra, elettronica), Andrea Sanson (chitarra, effetti), Franco Semec (basso) e Piero de Tomi (batteria), con etichetta Moscow. Registrato nell’arco di due anni tra Italia e Inghilterra, Etere rappresenta un naturale proseguimento del percorso iniziato con Hamartia, il primo album della band. Con evidenti influenze indie internazionali, la band propone undici tracce immerse in mood spesso piuttosto malinconici.

Alkene traccia per traccia

Crisalide apre l’album in modo colorato ma anche delicato. Le influenze, si diceva, sono dell’indie internazionale, in particolare possono tornare alla mente lavori di Arab Strap oppure gli Wilco più tranquilli (sì, benché tutti scrivano “i” Wilco, si dice e si scrive “gli” Wilco, a meno che non si dica anche “i uomini”).

Il drumming è spesso in evidenza, come nella traccia iniziale. O anche come in Denso, la seconda canzone, ritmata ma già calata in ambienti più oscuri. Lo spleen si allunga anche sulle note di Siddharta, contrassegnata da una consistente tristezza di fondo. Si prosegue con Matahari, in cui al pianoforte fa riscontro un drumming piuttosto incisivo. Incantevole conferma il drumming, si avvicina a temi synth pop, ma inserisce anche un improvviso inciso acido.

Lisbona racconta di viaggi: la malinconia di fondo è sottolineata dalla chitarra acustica e da un cantato sempre morbido. Ritmata e concreta, pur senza perdere un certo grado di “etereità”, Verbofobia. Il volume si alza anche con Futura, che ha angoli e recessi tutto sommato curiosi.

Si torna a più miti consigli con Oleandro. Il pezzo si apre su note di chitarra acustica, voce filtrata e un andamento complessivo caratterizzato da malinconia. Poi interviene un beat quasi dance, che stravolge le premesse del pezzo. Più omogenea Cuore, con un battito di drumming continuo, con emersione finale di chitarre dal suono disperato. Il disco si chiude con Inatteso, ancora soft, con una struttura quasi a loop e oasi placide al centro.

La seconda prova degli Alkene approfondisce lo stile della band triestina e focalizza meglio le caratteristiche del sound. Il disco suona in modo molto compatto e coerente. Forse da una band di questo tipo ci si aspetterebbe qualche esplosione in più, ma anche così l’album risulta molto soddisfacente.

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