An Early Bird, “Echoes of Unspoken Words”: recensione e streaming

Anticipato da cinque singoli rilasciati a partire da febbraio, Echoes Of Unspoken Words è il secondo capitolo discografico di An Early Bird. L’album, distribuito da Artist First ed edito dai tedeschi Edition Mightytunes, è pubblicato a due anni esatti dal fortunato disco d’esordio Of Ghosts & Marvels.

Prodotto, registrato e missato presso Il Faro Studio dal team composto da Lucantonio Fusaro, Claudio Piperissa e Luca Ferrari, Echoes Of Unspoken Words è un album di modern alt. folk che mette insieme finger style, synths, samples e morbide chitarre elettriche.

An Early Bird traccia per traccia

Una voce che arriva da lontano, un po’ filtrata, quella che accoglie con dolcezza all’interno dell’album, grazie alla breve Declaration of Life, che apre il lavoro.

La fida chitarra acustica fa sentire i propri accordi all’interno di Talk to Strangers, che vede il featuring di Old Fashioned Lover Boy.

Più intima e addolorata, ecco Racing Hearts, che fin dai primi giri mostra l’intenzione di scavare a fondo. Voce sempre filtrata e distante, ma anche capace di accarezzare nell’ulteriore dimostrazione di morbidezza affidata a Fire escape.

C’è qualcosa di pop internazionale, non necessariamente di questo decennio, che anima le vibrazioni intime e le oscillazioni di One Kiss Broke The Promise.

State of Play costruisce melodie piccole e ne segue l’andamento fino alla fine, con il contorno di archi. The Magic of Things sa di ballad, anzi forse proprio di ballata, con qualcosa di antico e qualche giro di waltzer da consumare prima della fine.

Qualche glitch sonoro si insinua sotto il tessuto di From Afar, che conta anche su qualche cambio di ritmo e si fa quasi martellante, seppur gentile.

Si torna alla morbidezza “naturale” con Stay, che si adagia fra anse sonore e qualche piccolo acuto. Pianoforte, chitarra e un sentimento crescente si fanno strada in una sofferta The Prisoner.

A chiudere c’è Mermaid Song, forse un mezzo dissing postumo con Tim Buckley (si scherza, ovviamente), che segue linee non necessariamente rette, per regalare un ultimo tuffo nel profondo all’ascoltatore.

Posto che far uscire ben cinque singoli prima dell’album aiuta sicuramente la promozione e la presenza social, ma rischia sempre di rovinare un po’ il senso di novità del disco (ma ormai fanno così in molti, quindi non è una critica diretta per forza ad An Early Bird) il songwriter dimostra come sempre sensibilità e capacità nell’arco di undici canzoni ben scritte ed eseguite, con grande attenzione ai dettagli ma anche moltissimo sentimento.

Genere: folk, cantautore

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