Andreotti, “1973”: recensione e streaming

Dopo 1972 dell’anno scorso, 1973 è il secondo album di Andreotti. Il cantautore enigmatico nascosto dietro il cognome del vecchio Belzebù continua a nascondere la propria identità e a pubblicare canzoni dai suoni vintage ma anche ricche di istinti pop.

È un disco pop vecchio stile. Batterie e percussioni ritmate fanno da sfondo ad archi e synth retrò lasciando a un basso sonicamente beatlesiano il compito di fondere e amalgamare ogni suono.

Andreotti traccia per traccia

Una chitarra introduce al disco di Andreotti, coordinandosi sugli spazi ampi e le tendenze psichedeliche di 1973, traccia d’apertura e title track.

La voce arriva soltanto con Neruda, primo personaggio della nuova sfilata: i ritmi sono piuttosto esplosivi, il cantato un tantino parodistico, le sensazioni quasi dance, o post dance, o giù di lì.

“Scondinzolare è una professione”: ecco Porno amatoriale, altro racconto surreale (e un po’ arrapato), circondato da sonorità tipo film italiano anni ’60-’70.

Calcio italiano anni ’90 ma anche riferimenti a Tenco (e alla Carrà) e un background composito dal punto di vista sonoro si riscontrano in Batistuta, sempre morbida e sempre ricca di sensazioni diverse.

Un po’ più oscura, come si conviene, ecco poi Batman, personaggio che fa il suo ritorno dopo essere apparso anche in Porno amatoriale. Cori “parapappara” ma anche un lavoro di drumming irregolare che trasmette inquietudine.

Solo mita è il titolo enigmatico del brano seguente, guidato da un basso piuttosto vivo e battistiana non soltanto per l’incipit.

Filtra un po’ di malinconia all’interno di Righeira, che pure parla di cosce lisce e sottofondi d’Africa. Chiusura sincopata quella che offre John Wayne, che si adagia un po’ su fantasie erotiche e non.

La cifra stilistica di Andreotti ormai è consolidata: riferimenti pop ai decenni passati, riferimenti sonori anche, il tutto mescolato, non agitato, con una certa fantasia e sapienza.

A volte l’effetto patchwork è piuttosto consistente, ma ascoltando le canzoni in sequenza ci si rende conto del progetto complessivo e dell’omogeneità del disco e del discorso, e tutto acquista un senso. O almeno così mi pare.

Genere musicale: pop

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