Any Other, “Two, Geography”: la recensione

Lo sguardo è sempre un po’ così, infastidito, vagamente incazzato. Ma anche il talento di Adele Nigro è difficile da discutere, come risulta (ancor più) evidente da Two, Geography, il nuovo disco degli Any Other, in arrivo il 14 settembre per 42 records/Believe.

Se il titolo sembra criptico, e può far pensare a episodi di sogwriting internazionale nordeuropei e britannici, non è un caso. Il disco è il successore di Silently. Quietly. Going Away, esordio giustamente lodato in Italia e all’estero (al quale avevamo dedicato la copertina del primo numero del nostro magazine, tra l’altro). E proprio all’estero la band condurrà un lungo tour autunnale, con molte date in Germania e UK.

Any Other traccia per traccia

Si parte da A Grade, che sembra provenire dal mondo scombussolato di qualche cantautore visionario degli anni Settanta, della razza dei Drake e dei Buckley, con il suo insistere di chitarra e con la fioritura strumentale della seconda parte del brano.

C’è una certa persistenza anche alla base di Walktrough, già presentata come singolo e rivestita di piccoli suoni improvvisi, di piano, di fiati, che vengono a disturbare un percorso che sarebbe diretto ma che è continuamente spostato, fino a una richiesta vocale piuttosto esplosiva.

L’idratazione prima di tutto: Stay Hydrated! è un piccolo intermezzo punteggiato, quasi da codice Morse. Ci si potrebbe chiedere perché ci sia la necessità di un intermezzo già al terzo brano del disco, ma arriva una molto intensa e lirica Breastbone a spiegare tutto, con una crescita forte ma interrotta di colpo.

Si entra in groove diversi con Traveling Hard, quasi blues, forse più cesellata che imposta. Perkins si allinea con il cantautorato folk più classico, anche se non si vergogna di alzare la voce qui e là.

Mother Goose si fa bucolica e acustica, con qualche tocco di fiabesco (in quel modo folk e fiabesco che può essere influenzato da Led Zeppelin III, per capirsi). L’impressione è che quasi ogni canzone sia una lotta per mantenere i nervi saldi di fronte a una crisi isterica in arrivo.

Ma ecco che Capricorn No si incarica di far cambiare parzialmente opinione, con un altro pezzo blues vellutato e accompagnato dall’hammond.

Geography concentra l’attenzione sulla voce (che qui ricorda in particolare quella di una Morrissette giovane) con pochi movimenti sonori sullo sfondo impegnati per lo più a trasmettere inquietudini, che infatti hanno esiti quasi paradossali nel finale.

Si chiude con A Place, introdotta da un “vai vai” di Adele, prima che la chitarra classica prenda possesso di un brano sommesso, quasi di talking blues.

L’impressione è che Adele, pardon, gli Any Other, si siano esposti ancor più del solito con questo disco. Esposti come contenuti, ma anche come forme, come idee, come esperimenti in corsa.

Ne risulta un disco ricco, pastoso, umorale ma anche ben radicato dal punto di vista sonoro, che ha tutte le caratteristiche per far fare alla band un salto ulteriore in avanti.

Genere: alternative

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