Calvino, “Astronave Madre”: la recensione

Esce oggi, venerdì 19 marzo 2021, Astronave Madre, il nuovo album di Calvino, già anticipato dalla title-track e i singoli Che male c’è, E tu e Saturno. Questo disco segna il ritorno di uno dei progetti più promettenti della scena milanese. L’Astronave Madre è quell’angolo di cosmo, al termine di un infinito viaggio interstellare, dove possiamo sentirci finalmente a casa. Una sensazione a cui aspirare, che prescinde ogni luogo e tempo.

L’Astronave Madre è invisibile ma sempre presente, trasparente come l’aria e come l’aria fondamentale per vivere. Si può intuire la sua presenza vicina anche se è irraggiungibile a miliardi di anni luce da noi. E’ la nostra origine, la terra promessa, il posto da cui siamo venuti e dove tutti dobbiamo tornare. Cosa eravamo prima di essere nati? Se solo potessimo salire sull’Astronave Madre lo scopriremmo. Arriva da un mondo lontano del quale non ricordiamo nulla, attraversa gli spazi cosmici freddi e bui come un’oasi di calore e pace”. (Calvino)

Calvino traccia per traccia

Ingresso graduale nel disco: arriva da lontano Calvino, da Saturno per la precisione, con una chitarra e un synth e ritmi che crescono poco per volta. Problemi di sonno e di ricordi che si consumano su un panorama a pop moderato.

Ci sono discorsi di memoria anche ne La bambina cinese, che rimbalza agile e con qualche scintillio improvviso, in atmosfere soffici.

Un po’ di slide apre Astronave madre, title track che invoca protezioni sovrannaturali per vincere le fatiche di comunicazione. Dinamiche sonore molto lineari, alle quali non è difficile affezionarsi subito.

Più marcati i tratti di E tu, che si basa sulle contraddizioni e su qualche piccola dissonanza, ma anche su speranze che provano a manifestarsi all’orizzonte.

Si acquista più ritmo, più swing, più twist, insomma parole inglesi brevi che alludono ad antichi generi musicali per dire che Gli ospedali, a dispetto del titolo, fa muovere un po’ il culo. Certo si parla di rose marce, di gelo, ma anche di libertà.

2g (di vento) arriva poi per introdurre il pianoforte e per lasciare spazio ai pirati. Per pentirsi delle proprie scelte c’è tempo domani. Vengono tutti al pettine I nodi, brano di andamento sinuoso e con qualche coro, che sta soprattutto a sottolineare una ripetuta lontananza.

Ritmi più marcati e ancora pianoforte con Il portinaio, che viaggia tra Bangkok e New York ma che sa tremendamente di casa e di famiglia. “E non ho visto tutto il bene/è stato solo un temporale”. Che male c’è chiude, voce e chitarra, il lavoro, occupandosi di risonanze e di buchi nel muro.

Niccolò Lavelli & Friends, alias la band cantautorale Calvino, sono uno di quei progetti che teniamo d’occhio da un po’. Non ti travolgono con idee strepitosamente originali, non hanno inventato nuovi generi musicali, non hanno la pretesa di strapparti il cuore dal petto con le loro canzoni.

Però con i modi gentili e con testi ben scritti, con qualità negli arrangiamenti e con qualche pizzico di elettricità, il summenzionato cuore a volte riescono anche ad accarezzartelo un po’. E delle volte è proprio quello di cui hai bisogno.

Genere musicale: cantautore, synth pop

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