Carolina Bubbico, “Il dono dell’Ubiquità”: recensione e streaming

Il dono dell’ubiquità è il nuovo album di Carolina Bubbico. Un viaggio musicale tra quindici inediti, grazie ai quali ci sembrerà di essere contemporaneamente in tutte le parti del mondo. Contaminazioni e interazioni sonore fanno, infatti, emergere le meravigliose peculiarità di ogni cultura, perché non esistono etichette di genere. Forse un messaggio che va al di là della musica. Elementi R&B, jazz e pop su testi italiani della stessa Bubbico, in una cornice world music.

Carolina non è solo cantante, ma anche pianista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra (de Il Volo tra i Big e Serena Brancale tra le giovani proposte di Sanremo 2015). In questo suo terzo album, prodotto dal fratello Filippo Bubbico, pubblicato da Sun Village Records con il sostegno di Puglia Sounds Records e la distribuzione di I.R.D., la libertà di linguaggi è data non solo dalla sua padronanza su più fronti, ma anche dall’indispensabile collaborazione con numerosi musicisti nazionali e internazionali. Anche nella realizzazione appare il dono dell’ubiquità: ogni musicista ha registrato nei propri home studios o negli studi di registrazione di riferimento della propria città, dalla Finlandia a Lecce, passando per Napoli, Aprilia (LT) e Rende (CS).

Carolina Bubbico traccia per traccia

Si parte con Bimba, il brano più iconico per le sue sonorità pop e il ritornello catchy, accompagnato nel videoclip da una coreografia contagiosa. Un incoraggiamento a essere se stesse, libere di mostrare la propria bellezza interiore senza la paura del giudizio di chi vive solo di appartenenza e provincialismo. La metrica ricorda le veloci e precise note di Giorgia.

Hey Mama, dedicata a sua madre, che in dolce attesa di Carolina danza su un groove latineggiante, carica di emozioni e aspettative. La voce è la protagonista in tutte le sue versatilità: dal beatbox iniziale ai vaporosi cori gospel-soul. Un flauto sinuoso e le improvvisazioni jazz del vibrafono arricchiscono l’atmosfera esotica.

La traccia che dà il nome all’album, Il dono dell’ubiquità e cioè il potere ideale per destreggiarsi nelle relazioni sociali. Sapere sempre cosa fare ed essere liberi di scegliere è un’impresa ardua come il districarsi tra le tantissime parole del testo, concatenate con la stessa maestria di Max Gazzè. Inciso con synth incalzante alternato a distensioni jazz.

Beverly Hills (testo di Cristiana Verardo) è il romantico duetto con Michael Mayo in stile neo soul terzinato, dove piano e hammond rendono l’atmosfera perfetta. Baby affronta un tema inusuale, l’importanza del senso dell’olfatto. Ci cambia l’umore. Attenzioni riservate alla sensibilità degli artisti. Un funky samba elettronico in cui si alterna la risposta del coro soul.

In Amore infinito torna il sound latino, questa volta dedicato a suo padre. Una dolcissima samba fa da sfondo a una preghiera laica che possa proteggere un figlio, come solo un padre sa fare.

Italianità, con la partecipazione dei Sud Sound System, Speaker Cenzou, Serena Brancale e Davide Shorty, è un omaggio ai dialetti, un mix multiculturale sotto un unico nome: Italia. Vogliamo fare i milanesi o gli internazionali, disprezzando le nostre tradizioni che sono invece un valore aggiunto: “u dialett is the new ingles”. Quale miglior genere se non l’hip hop soul napoletano e un raggamuffin pugliese per questa divertentissima e brillante idea.

A metà e a fine album una cesura, due eleganti Skit dove predominano l’elettronica e voci in reverse. La signora Margherita, incontrata per caso sul tram, a cosa starà pensando? Qual è la sua storia? Cosa ci raccontano i suoi occhi e le sue rughe? Un leggero e folcloristico handclap fa da ritmica ad uno scarno arrangiamento che porta in primo piano le parole. Nell’inciso picchiano invece synth, batteria e una progressione melodica che assecondano la nostra insistente curiosità.

Respirare… Avete mai pensato a quanto il nostro respiro riesca a stare “a tempo con il cuore”? È il riflesso delle emozioni. Ancora una volta, Carolina affronta il tema – inedito per una canzone – del rapporto tra sensi, mente, natura e la nostra percezione. Il beatboxing è l’inizio perfetto per dare subito la parola al corpo. Segue una chitarra funk, melismi soul, armonizzazioni e un trattamento elettronico dei cori che ricorda il vocal group della prima edizione di X Factor, i Cluster.

Scappiamo dalla città per rifugiarci nella natura incontaminata di Jungle. Volutamente in stile disneyano, lancia un messaggio ecologista. Ci spostiamo verso un sound africano che tornerà nell’ultima traccia. Tabù, una chitarra latina e percussioni, con tanto di fischietti brasiliani, accendono il fuoco di una storia d’amore fatta di bugie, verità, déjà-vu che allontanano e stringono più forte di prima.

Santa Croce Liberata è un tango francese con evidenti riferimenti musicali a Riccardo Cocciante, un parallelismo tra la chiesa di Santa Croce a Lecce e Notre-Dame de Paris. Un amore segreto tra un clochard, che vive sulle scale della chiesa, e la sacrestana. Allo stesso tempo un amore per la dimora stessa, simbolo dell’arte eterna.

Voyage è l’unico brano in francese (testo di Rachele Andrioli). Un calderone magico di world music: strumenti tradizionali africani, melismi arabi e il cameo in lingua Bambara di Baba Sissoko, griot del Mali.

Carolina Bubbico è riuscita a mostrarci la musica per il suo valore intrinseco, come pura arte fine a sé, senza perdersi in contorni superflui o esigenze commerciali, che spesso ci distraggono.

Genere: world music

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