Ciulla, “L’Arte di Star Bene”: la recensione

L’Arte di Star Bene è il nuovo album di Ciulla: dieci brani coprodotti dall’artista insieme a Federico Carrillo.

L’arte di star bene non è la stabilità, ma la continua rincorsa verso noi stessi, le nostre ambizioni e i nostri compromessi. Ho composto queste canzoni nell’arco dei tre anni che hanno segnato il passaggio da una giovinezza sognante ad una maturità scostante. Sono dieci momenti diversi che comunicano tra loro senza parlare la stessa lingua. Forse è per questo che si capiscono perfettamente. “L’Arte Di Star Bene” è il mio nuovo primo disco. Quello che mi ha coinvolto di più dal punto di vista produttivo e che mi ha fatto diventare grande. Non un’utopia, ma una rivoluzione permanente. Dentro noi stessi fuori dalla pelle

Ciulla scrive musica dalle scuole medie e non vede alternativa al futuro. Dal 2010 al 2017 fa parte dei Violacida, band con cui incide i due album, Storie mancate e La migliore età (Maciste Dischi, 2016). Nel 2018 intraprende la carriera solista e vince il Premio Ernesto De Pascale per la miglior canzone in italiano. A settembre 2019 esce per Black Candy/Peermusic il suo album d’esordio Canzoni dal quarto piano, prodotto da Fabio Grande de I Quartieri.

L’anno successivo, in concomitanza dell’uscita del nuovo singolo Mamma ho perso lo stereo, pubblica Album dei Ricordi, un album di venti tracce nato in seguito a una call to action sui social. L’esperimento è uscito per Costello’s/Black Candy/The Orchard e consiste in una raccolta di diciannove note vocali musicate dall’artista. A novembre 2020 esce il nuovo singolo Irreversibile.

Ciulla traccia per traccia

Si cerca di capire quale sia la direzione da prendere all’interno de L’Arte di Star Bene, title track a base di “sconclusionato amore”, con un crescendo ritmico sempre più pieno.

Le canzoni non bastano più per brillare in Fantasma, pezzo adrenalinico a dispetto del proprio testo e della propria tematica, nutrita da un battito regolare ma anche dall’indagine delle proprie numerose insoddisfazioni.

Molto più morbide le proposizioni di Il Cielo sulle Spalle, in cui il pianoforte occupa gli spazi melodici di un brano particolarmente dolce e meditativo, che si risolve in una richiesta di protezione.

Anche Povero Me ha un andamento calmo, raccontando una storia di provincia e di coppia, che è anche una rinuncia alla solitudine. Presenta le proprie scuse Ragazzo difficile, altro brano molto morbido, nonostante le problematiche di una vita non lineare.

Prende posizione in modo abbastanza netto L’amore è inutile, ulteriore brano soffuso. I desideri di Verrà Altro Tempo Per Noi si allineano lungo un beat profondo e regolare per spiegare che anche la crisi più violenta prima o poi passa.

Dopo l’Intermezzo, recitato e ragionato, ecco Viaggi in Sudamerica, che racconta di mete lontane e di consigli non richiesti che si perdono nel mare tropicale del Perù.

Si chiude con Distante, ultima dichiarazione malinconica che si espande nel vuoto sonoro e metafisico, preda di rimpianti e di promesse.

Qualche ballad di troppo in un disco comunque molto positivo per Ciulla, che piace di più quando accelera un po’ i ritmi e varia le sonorità. Di base però il disco è molto riuscito e testimonia ancora una volta il talento del cantautore.

Genere musicale: cantautore

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