Venus in Disgrace, “Dancefloor Nostalgia”: recensione

Dancefloor Nostalgia è il nuovo disco dei Venus In Disgrace. Nati a Roma nella seconda metà dei ‘90, i Venus in Disgrace sono Fabio Babini, critico musicale per diverse importanti testate di settore come Ritual, Classix!, e Classix Metal, e Max Varani, attivo in progetti musicali come Corpsefucking Art, Degenerhate, e remixer per Aborym, Klimt 1918.

Influenzati dalla dark wave di matrice elettronica, pubblicano una demo omonima nel ‘99 e poi sciogliersi da lì a poco. A vent’anni di distanza, rispolverano il progetto e pubblicano per Lost Generation Records Dancefloor Nostalgia, registrato nell’autunno del 2020 e missato e masterizzato da Fabio Fraschini (Arctic Plateau, Novembre).

Venus in Disgrace traccia per traccia

Una vampata di anni Ottanta erompe fin dalle prime note di Hedda Gabler, in featuring con Gianluca Divirgilio, che ha vibrazioni da sad dance, tutta piena com’è di synth zuccherosi e malinconici.

Anche più viva Dim Light, che però ha un cantato bowieiano sempre piuttosto dimesso. White desire è organizzata intorno a un battito serrato, con impressioni new wave che si allargano.

Approccio aggressivo quello di Watching Down the Spiral, animata da un drumming spiritato e con echi dark wave un po’ ovunque.

Pianoforte e inquietudine a introdurre Strasbourg 1518 (con riferimento alla cosiddetta “piaga del ballo”, evento di isteria collettiva forse dovuto alla segale cornuta, in cui 400 persone iniziarono a ballare senza motivo, andando avanti per giorni e morendo per lo più d’infarto): il testo qui è in italiano ed è narrativo e serrato.

Voci lievi introducono alle malinconie di The Wind Through the Arcades, articolata e soffice.

Ecco poi la cover di Summer on a Solitary Beach, con Simone Salvatori e Francesco Conte, orchestrata anch’essa su binari di una certa tristezza di fondo.

Ecco poi la title track, Dancefloor Nostalgia, che lavora sulla conferma delle sensazioni precedenti, tristezza e synth pop compresi.

Delacroix propone ingredienti simili, con il controcanto in italiano di Bez Yorke a fornire sensazioni diverse. Si chiude con una rapida e vertiginosa Where glittering reflections of a disco-ball fade.

Tutto ben fatto, nel disco dei Venus In Disgrace, anche se una sensazione di già sentito affiora piuttosto spesso. Il riferimento alle sonorità del passato è chiaramente voluto, ma sarebbe benvenuto qualche twist in più, qualche svolta più sorprendente.

Genere musicale: synth pop

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