Gionta, “Eyes of a desperate Soul”: recensione e streaming

Fuori il nuovo album di Antonio Francesco Daga, in arte Gionta. Eyes of a desperate soul è un disco ricco di influenze musicali, dal reggae alla dub, dall’elettronica al cantautorato, con elementi che vanno dal pop al tribale. I testi sono un’analisi intima e personale di sé, del passato, della vita, passando in rassegna le emozioni del giovane cantautore in un viaggio talvolta ermetico, talvolta cristallino nella sua interiorità. 

Gionta traccia per traccia

Si parte dai rimbalzi elettronici di Asleep, che si distende su vocalità allungate prima di assumere forme più determinate di pop-rock di stampo internazionale.

Ci si addentra in territori sostanzialmente dark wave con The Blackest of Visions, affollata di suoni e di effetti. Curiosa svolta verso il dub quella che si celebra invece con The Neverending Follow.

Sempre in modo poco prevedibile, ecco un pezzo in italiano: Lascio è un brano mosso da un discreto groove ma molto malinconico.

Torna all’inglese il testo di Eyes of a Soul, che si dipana su un ritmo marziale e regolare, con piccole sensazioni synth pop che emergono da ogni parte.

Più morbide le emozioni trasmesse da Mother, ancora piuttosto malinconica e con qualche idea struggente.

Dardeggia ambigua e si fonda su beat quasi dance Mental Age, che ha tratti quasi drammatici. Ci sono il falsetto e la fisarmonica di Regrets, che tuttavia suona meno vintage di quello che potrebbe sembrare.

Si chiude con You Were There, che distilla il dolore attraverso numerose sensazioni elettroniche.

Le ispirazioni di Gionta sono sincere, anche se l’effetto collage (inglese, italiano, new wave, pop, reggae, rock) è piuttosto presente. In ogni caso il talento è evidente e per ottenere risultati più coesi sarà sufficiente prendere una direzione e seguirla dall’inizio alla fine.

Genere musicale: new wave, pop rock

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