Dopo aver inaugurato una nuova fase del proprio percorso artistico con il singolo Ultime Volontà pubblicato a fine maggio, i Deaf Kaki Chumpy tornano con Agàpe (fuori per Oyez), il nuovo album che segna il ritorno discografico della formazione milanese a otto anni di distanza da precedente disco Stories.
Diciotto musicisti, quattro voci, sei fiati, synth, chitarre, basso e percussioni: i Deaf Kaki Chumpy confermano la propria natura di collettivo aperto e mutevole, capace di attraversare jazz contemporaneo, progressive rock, musica orchestrale, elettronica e cantautorato senza mai perdere una forte identità narrativa.
Un linguaggio musicale che negli anni è diventato il tratto distintivo di una delle realtà più originali della scena indipendente italiana. Se Ultime Volontà affrontava il tema della mortalità e dell’accettazione della fine, individuando nell’amore una possibile chiave per dare leggerezza al peso dell’esistenza, Agàpe amplia quella riflessione e la trasforma nel cuore stesso del disco.
Il titolo richiama infatti il termine greco ἀγάπη (agápē), una parola che nella tradizione filosofica e spirituale indica una forma di amore universale, gratuito e disinteressato. Un amore che supera la dimensione romantica per diventare cura dell’altro, responsabilità collettiva, scelta consapevole di relazione e appartenenza. In “Agàpe”, l’amore non viene raccontato come semplice sentimento individuale, ma come una forza capace di tenere insieme persone, comunità e differenze.
Deaf Kaki Chumpy traccia per traccia
Movimenti sonori piccoli ma costruttivi si animano fin dai primi secondi di Vagabondo delle Stelle, che apre in modo piuttosto luminoso il lavoro. Il brano si allunga su panorami differenti, consentendo anche ai fiati di disegnare linee sciolte. Arrivano, quasi a sorpresa, anche le voci, che comunque si incastrano nel sistema complessivo del brano come ulteriore strumento.
Più sommessi e, con tutta evidenza, notturni i percorsi che segue Nel sonno, sempre dai colori jazz e vagamente vintage. Qui la voce umana è usata per recitare più che per cantare. Ma nel sonno succedono anche molti imprevisti, onirici e no: ecco perché il brano parte molto tranquillo e poi si fa caotico, mescolato, vociante. Per poi tornare a calmarsi, nel finale.
C’è una certa inquietudine in Ribellione, che incita a una rivolta seguendo la tromba e i movimenti sinuosi di un brano morbido e deciso insieme. Qui il brano ha un testo molto articolato e che fa perno su un duetto vocale, adattandosi bene alle anse che i suoni costruiscono. La parte più bellicosa comunque deve ancora arrivare ed è una seconda parte con assolo supercinetico di chitarra e un finale funkeggiante.
Le sensazioni si fanno apertamente jazz, ma con una linea cantata molto presente, nell’ultimo brano del disco, Ultime volontà, singolo di presentazione ma anche conclusione logica per il lavoro. L’animazione iniziale si placa un po’ per volta, salvo poi entrare in discorsi diversi, più afferenti al progressive e anche più teatrali. Curiosamente, a chiudere un disco molto strumentale, sono voci che cantano a cappella.
Ottime sensazioni e grande fluidità per i suoni che sgorgano dal collettivo multiforme Deaf Kaki Chumpy. Le sensazioni di libertà creativa vanno di pari passo con un rigore tecnico molto sensato, in un viaggio che permette deviazioni ma in quadro sonoro e concettuale molto coerente.
La mescolanza è alla base delle interazioni del gruppo, e con diciotto elementi non potrebbe che essere così. Ma anche la misura: sarebbe facile voler mettere dentro un po’ di tutto per questioni di presenza, invece il dosaggio degli interventi sonori è sempre quello giusto, in un lavoro intenso, corale ma in cui nessun dettaglio va perso.

