España Circo Este, “Machu Picchu”: recensione e streaming

A tre anni dal precedente Scienze della Maleducazione, dopo aver calcato centinaia di palchi in giro per il mondo, gli España Circo Este sono pronti a tornare sulle scene con Machu Picchu, il nuovo disco (Garrincha Dischi).

Un nuovo capitolo per gli ECE, il primo scritto al di fuori di un furgone e senza rincorrere aerei, bensì descrivendo dal proprio nido tutte le esperienze vissute in viaggio e restituendole in otto canzoni:

«Dopo tanto tempo passato a viaggiare e a suonare per il mondo abbiamo cominciato a farci delle domande e a chiederci di cosa avrebbero dovuto parlare le prossime canzoni. La risposta era molto più semplice di quanto immaginavamo, era sotto gli occhi: il viaggio! Quella cosa che per due anni ci ha portati lontano dall’Italia, a bordo di un furgone o di un’aereo e ci ha fatto conoscere paesi e persone.»  

España Circo Este traccia per traccia

Si parte al contrario: La Mia Rivolta è canzone che parte piano ma che si mette a ballare presto, e che apre su una serie di controsensi, per finire a parlare di sentimenti.

Un po’ più meditativa, ma senza esagerare, Dormo poco e sogno molto, già presentata come singolo, che macina chilometri sempre con la testa fra le nuvole, con un po’ di Manu Chao sullo sfondo.

Si rallenta ancora un po’ con Cento metri, che si veste di nostalgie dell’infanzia e anche di parecchia malinconia, benché si parli di estate e di amori futuri.

E’ da un po’ che aspetto il mio fra un po’ parla di avventure e di scadenze rimandate, con suoni reggae che fanno rima con la pigrizia di cui parla il testo.

Corre un po’ e batte le mani Nati storti, che parla di un rapporto dolce anche se sghembo. Ci si tuffa nell’attualità e nel divertimento con Se la cantiamo ci passerà.

Si torna al reggae con La Cosa Giusta, che parla soprattutto di cose perse. Chiusura addirittura con gli archi per i minuetti di Canzone per un mondo meglio, che in realtà ha un testo piuttosto aderente alla realtà, con una “rivoluzione” sullo sfondo.

C’è un po’ meno mondialismo e un po’ più intimismo nel nuovo disco degli España Circo Este, senza però che il loro motore rallenti troppo. Probabilmente anche loro si sono dovuti fermare per ragioni di forza maggiore e questo li ha obbligati a qualche riflessione in più, oltre che a mordere il freno. Il risultato è un disco, si può dire?, quasi maturo, sicuramente consapevole, sempre molto divertente.

Genere: reggae, patchanka

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