Federico Dragogna, “Dove nascere”: recensione e streaming

Ci è capitato di intervistare qualche giorno fa Federico Dragogna, in merito al suo esordio solista Dove nascere. Una vita a scrivere canzoni e suonare la chitarra nei Ministri, ma non è obbligatorio fare sempre la stessa cosa: Dragogna indossa i panni del cantautore a tutto tondo e scopre che gli stanno bene addosso.

Dodici canzoni sempre piuttosto ispirate, costruite con pazienza, che portano con sé anche lo sforzo di non suonare troppo simili al lavoro con la band, e finiscono per rivelare una voce molto introspettiva e, tutto sommato, poco serena.

Federico Dragogna traccia per traccia

Che cosa stanno cercando di fare gli alberi lungo la strada? Questo è uno dei molti Dubbi con cui Dragogna apre il proprio disco. Scegliendo una prevalenza sintetica che introduce fin da subito un disco non esattamente elettrico e non esattamente rock. “Chissà se poi vincono i buoni o vincono i tuoni”.

Non che la chitarra non ci sia: ne è testimonianza il giro che apre Scomparire il rumore, brano comunque abbastanza tranquillo e narrativo. Metri di neve e paesi circondati dal fuoco per fughe lunghissime dal rumore (forse bianco, come nel romanzo di DeLillo), ma il tutto affrontato con una certa calma sonora.

Molto meno tranquilla l’atmosfera di Musica per aeroporti, che a livello di titolo cita Brian Eno ma che in realtà fa perno su ritmi molto ossessivi, voce sussurrata, aria condizionata assassina, piccoli tic sonori e comportamentali.

Il brano più drammatico del disco è anche la title track: Dove nascere parla della fortuna di venire al mondo in un posto dove non si muore di freddo o di troppo sole. Una visione paradossale che toglie parecchi veli alla nostra grassa e tronfia capacità di giudizio occidentale, di noi che stiamo qui a contare il numero di chi entra e di chi rischia la vita soltanto per venire a morire sulle nostre coste. Nella canzone si convogliano fiati, idee, volumi che si alzano gradualmente e un impatto emotivo molto forte.

Un po’ più morbida, ecco Spugna, per un brano veloce e gentile che però parla di avvelenamenti. Ecco invece le melodie di Non tornare adesso, una richiesta di dilazione per mettere ogni cosa al suo posto, benché si dorma male quando non c’è lei.

Lavorare è il mio secondo lavoro parla soprattutto di aspettative, soprattutto altrui. Una canzone che, come ci ha raccontato nell’intervista, nasce dalla visione dei suoi capelli visti da dietro, sguardo possibile in metropolitana a Milano. E da lì ecco un ragionamento, appoggiato su ritmi abbastanza intensi, su come ci vedono gli altri, e sulle scarse speranze di adesione tra come si è e come ci si mostra.

Questioni di sonnambulismo arrivano in Cascate, che racconta di dialoghi mancati, in un brano notturno e sotterraneo. Pianoforti finti e astronavi popolano Fibra, una ballad molto dolce, come a Fede ogni tanto scappa di mano: crescono nuovi coralli in mezzo a un’isola metallica di rifiuti in mezzo all’Adriatico, a fare da immagine portante di una vita alla ricerca di una bellezza che però si rivela intoccabile.

Affermazioni di personalità in Sentiti libero, che per cantato/recitato e anche per testo fa pensare con decisione a Vasco Brondi. I suoni però prendono direzioni quasi industrial, sicuramente acide.

Si rallenta anche su Sei diventato uomo, che parla di nuove tristezze di cui non si sa che fare. Un passo lento e una melodia avvolgente, per quanto sintetica, accompagnano un brano di forte malinconia.

Immagini del tramonto per dei Cacciatori che smettono di sparare. Si parla di guerra e si usa anche un ritmo vagamente marziale per un brano che in realtà ribadisce altre dolcezze e altre malinconie.

Ispirato e sincero, Federico Dragogna incomincia a seguire (anche) una strada diversa e forse più privata, in un disco in cui non alza mai la voce, ma si fa sentire benissimo. Sulle prime i singoli che aveva pubblicato ci avevano un po’ spiazzato, possiamo confessare. Ma ascoltando e riascoltando si capisce.

Si capiscono sia le esigenze di trovare spazi diversi, ma si capisce soprattutto come questo tipo di lavoro possa anche risultare complementare a quello con i Ministri (a cui si augura una vita ancora lunga e vincente), per arricchire e non per sostituire, usando più il fioretto che la spada, e più il microscopio che il cannocchiale.

Genere musicale: cantautore

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