Fulminacci, “Tante care cose”: recensione e streaming

Tante Care Cose (Maciste Dischi/Artist First) è il secondo album di Fulminacci, reduce dalla performance al Festival di Sanremo 2021. A proposito del nuovo progetto discografico, Fulminacci commenta: “Negli ultimi due anni ho incontrato tante persone e provato mille nuove emozioni. In ‘Tante Care Cose’ c’è il tentativo di raccontare tutto quello che mi è successo, sperimentando il più possibile con il sound e la scrittura. Più che un disco, lo definirei una raccolta di ricordi e sentimenti.”

Come per i singoli già usciti e che sono entrati a far parte dell’album, Un fatto tuo personale e Canguro, anche la cover del disco è stata realizzata – da Mine Studio – con l’intelligenza artificiale attraverso l’utilizzo di software e tools che usano metodi di machine learning conosciuti come “generative adversarial network” (GAN).

Fulminacci è un cantautore italiano, nato nel 1997 a Roma. Scrive, arrangia e canta le sue canzoni e si presenta al mondo pubblicando nel 2019 Borghese in borghese, La Vita Veramente e Una Sera. Lo stesso anno esce La Vita Veramente, l’acclamato disco d’esordio, vincitore della Targa Tenco 2019 per la categoria Opera Prima. Lo stesso anno vince il Premio Mei come miglior giovane indipendente dell’anno e il Premio Rockol 2019 come artista dell’anno.

A questi si è aggiunto anche il Premio PIVI – Miglior Videoclip Indipendente dell’anno per il video del brano La Vita Veramente. Il 6 dicembre è uscita la speciale versione lp dell’album La Vita Veramente con due inediti San Giovanni e Le ruote, i motori!, mentre il giorno prima è partito il suo primo tour nei club, andato quasi interamente sold out.

Fulminacci traccia per traccia

Storie (leggere) dalla fine del mondo: Meglio di così apre con tranquillità e un filo di groove il disco. Sembra che siano calate di numero e di importanza le cose che a Fulminacci mettono a-a-agitazione, almeno a giudicare dall’approccio rilassato del brano.

E anche da quello che segue, la più malinconica Santa Marinella, portata con disinvoltura sul palco dell’Ariston. Non è musica leggerissima, non è proprio da classifica, ma è stata un’ottima testimonianza di (nuovo?) cantautorato, con un po’ di De Gregori, un pizzico di Barbarossa e molto Uttinacci, con quegli incontri “senza volerlo” e quegli archi che ti prendono a tradimento. Quanto vuoi per tutto questo?

Dopo due brani dal mood piuttosto malinconico, salgono un po’ i giri con Miss Mondo Africa, che si fa un po’ più narrativa, più festosa, più schizofrenica, con quel modo molto suo che ha di partire di punto in bianco e farti zompare dalla sedia. Qui con un po’ di fiati in fondo.

“Marmo sei partita/statua ritorni”: qualche pizzico di elettronica e perfino qualche giochetto vocale con La grande bugia, pezzo synth pop e anche abbastanza sbarazzino, senza riuscire a essere banale neanche volendolo.

Già nota, in quanto già uscita come singolo, ecco Un fatto tuo personale, che parla di paure e che canalizza il Daniele Silvestri che è sempre nascosto da qualche parte dentro la scrittura di Fulminacci. “Da queste parti perfino chi canta sembra fare sul serio” è la frase chiave del brano e forse non soltanto.

Tattica parla di ritardi, e infatti si affretta e si fa dinamica, mettendo in mostra di nuovo il lato più pop della scrittura del ragazzo. Altro singolo che se la balletta un po’, ecco Canguro, che poi sfocia in una sorta di rock, quando rivela la sua “vera natura”.

C’è un po’ di Benny and the Jets nell’incipit di Forte la banda. Lui lo sa e infatti ci gioca, con il pubblico finto, il pianoforte e qualche ghiribizzo vocale. E se abbiamo già citato i riferimenti al cantautorato romano di varie generazioni, qui c’è anche un po’ di Venditti. “Ma la musica pop la puoi fare soltanto se c’hai delle idee”. E qui ce ne sono parecchie.

“Un sacco di schiaffi che non ho mai dato” sono quelli che ha per le mani Giovane da un po’, che si gioca i coretti “lalala” e anche qualche sonorità parzialmente vintage. Meglio fare il bagno o guardare gli altri che se lo fanno?

Già molto citata sui social, Le biciclette chiude il disco su toni molto malinconici, rispolverando pianoforte e nostalgie, a immaginare tetti, spiagge, orizzonti, letti da condividere. Perché “sei una e mi circondi”.

Che gli vuoi dire, a Fulminacci? Io a 23 anni avevo appena imparato ad allacciarmi le scarpe. Lui invece ha già messo lì due dischi così pieni di “canzoni” che volendo potrebbe anche presentarle una per una come singoli e riempirci le orecchie fino a fine pandemia.

Ma non farà così, se abbiamo imparato a conoscerlo un minimo starà già giocando con canzoni nuove e starà cercando di tenere a bada le idee che gli rimbalzano in testa. La fregatura è che poi le mette su disco e sono tutte buone, queste idee. Fresche, plastiche, ben scritte, ben eseguite. Che gli vuoi dire?

Genere musicale: cantautore

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