Fusaro, “Di quel che c’è non manca niente”: la recensione

Fusaro è un giovane cantautore della provincia torinese. Di quel che c’è non manca niente è il suo nuovo album. Riservato e introverso, attraverso la sua musica riesce, invece, a dire molte cose e con una forza dirompente, mostrando quanto la delicatezza possa essere potente.

Anticipato dai singoli Dormi Serena, entrato in rotazione anche su Radio Deejay e Serie A (feat. Bianco) trasmesso anche su Rai Radio 2, l’album esce per Libellula/Vertigo, con la produzione artistica di Ale Bavo, storico produttore dei Subsonica che ha lavorato anche con Levante, Mudimbi, Bianco e tanti altri.

Di quel che c’è non manca niente è una raccolta di ricordi, emozioni e riflessioni che hanno come epicentro una casa di provincia, una famiglia di provincia e una ragazza di provincia.

Fusaro traccia per traccia

Si parte con un incipit a cappella per Il testimone: dichiarazioni sommesse ma forti con vista sul futuro. Poi parte la chitarra acustica e sensazioni di cantautorato folk.

Entra un po’ di infanzia, e forse anche di Toy Story, dentro Solo un giocattolo, altra canzone timida e dolce ma dal passo determinato.

Ritmi più animati quelli di 28 dicembre, mentre si racconta il dissiparsi di un momento di felicità. La voce si alza di tono e di volume mentre si racconta di una piromania psicologica.

Vile (a riva) racconta sentimenti che si portano avanti a ondate, con il basso che lavora sotto e improvvise aperture sonore.

C’è ancora un paesaggio acquatico, ma le sensazioni sono molto più cupe all’interno de Il mare di Malta, descrittiva ma piuttosto sotterranea, quanto a suoni e modi.

Dal mare alla montagna con il rifugio sui Pirenei (“accogliente ma non ci vivrei”) con Uno, due e tre, elencazione morbida che torna ai modi più gentili e alla chitarra acustica. Ma il finale si infervora ancora.

Ecco poi Serie A, con il featuring di Bianco, che parte però parlando di presidi di lavoratori. Il brano si sviluppa su sonorità quasi festose, con handclap e coretti. Ma non è una festa, non proprio.

A dispetto del titolo, Dormi serena sembra più un augurio che una realtà, visto che si avverte una certa tensione in un brano che pure racconta di una situazione di cura e di protezione.

Il disco chiude con Di quel che c’è non manca niente, title track leggermente più serena e sognante, con l’aiuto di un po’ di piano e di percussioni.

Timidezza e riservatezza non frenano Fusaro: quando c’è bisogno di gridare, si grida. Quando c’è bisogno di tirare qualche sasso, lo si tira, qualunque sia la conseguenza. In effetti timidezza e coraggio sembrano andare di pari passo in mezz’ora di disco che non si allaccia direttamente alle mode sonore ma in qualche modo le supera.

E avendo una valigia di contenuti interessanti da riversare dentro i testi, la modalità cantautorale acquista anche maggior fascino. Un esordio molto piacevole e interessante.

Genere musicale: cantautore, folk

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