Giovanni Truppi, “Poesia e Civiltà”: recensione e streaming

Si chiama Poesia e Civiltà ed è uscito il 22 marzo 2019 il nuovo disco del cantautore napoletano Giovanni Truppi, senza dubbio una delle voci più originali e significative della sua generazione, come conferma anche il nuovo disco, il primo per Virgin Records (Universal Music Italia).

Giovanni Truppi è nato a Napoli nel 1981. Tra il 2010 e il 2017 ha pubblicato quattro dischi di inediti: C’è un me dentro di me (CinicoDisincanto/CNI 2009), Il mondo è come te lo metti in testa (I Miracoli-Jabajabamusic/Audioglobe 2013), Giovanni Truppi (Woodworm/Audioglobe 2015) e Solopiano (Woodworm/Audioglobe 2017) e tra il 2013 e il 2017 è stato protagonista di un tour di circa 300 date, con la sua band e da solo.

Nel corso del 2014 ha progettato e costruito un proprio pianoforte ottenuto modificando un piano verticale: il risultato è uno strumento dalle dimensioni inferiori allo standard, smontabile, ed elettrificato tramite una serie di pick-up che permettono di amplificarlo.

Truppi ha collaborato con lo scrittore Antonio Moresco per la scrittura della canzone Lettera a Papa Francesco e ha partecipato come chitarrista alle registrazioni del disco del cantautore Stefano “Edda” RampoldiGraziosa Utopia” (Woodworm/Audioglobe 2017).  Nel 2017 ha ricevuto il Premio Nuovo Imaie per la migliore interpretazione al Premio Tenco.

Lo scorso anno Truppi è stato candidato ai Nastri D’Argento per la migliore canzone originale per Amori che non sanno stare al mondo, brano composto per l’omonimo film di Francesca Comencini (Fandango 2017). Truppi ha inoltre scritto La Domenica, brano che fa parte della colonna sonora e del testo dello spettacolo teatrale Il cielo non è un fondale della compagnia Deflorian/Tagliarin.

Giovanni Truppi traccia per traccia

Si parte dall’ultimo singolo Borghesia, sonorità pop con pianoforte per un testo veramente “da cantautore”, in cui si trattano temi sociologici che si pensavano smarriti negli anni ’70 con linguaggio e scioltezza del tutto attuali.

Quando ridi cambia registro e si fa intima, mescolando suoni acustici e sintetici per una ballad dalle vedute larghe che è in sostanza una dichirazione d’amore: “E tu sei come/una nazione/di sole”.

Idee un po’ più complicate quelle di Conoscersi in una situazione di difficoltà, in cui il cantato e il “sottocantato” di Truppi si fa sommesso e fitto, con qualche memoria di Battiato che però si intarsia bene con il tracciato di un brano ancora amoroso, ancora morbido, ancora caldo e vibrante. “Se ti do la mia solitudine, tu mi dai la tua solitudine?”

Si parla di cocaina e dei suoi incidenti, in I miei primi sei mesi da rockstar, ma non con i toni di Eric Clapton: qui si va nel dettaglio, ridimensionandone gli aspetti fascinosi e parlando di modalità quotidiane. Ci sono un ritratto e un autoritratto all’interno della canzone, senza distacco ma con molto disincanto.

Ed ecco L’unica oltre l’amore: una sorta di lettera al mondo, descrittiva e quasi pedante nei dettagli, con un passo moderato. Il linguaggio è sempre quello del pop, ma la canzone è sostanzialmente una breve indagine filosofica sull’orientamento a favore dei vincenti o dei perdenti (probabilmente una distinzione meno netta di quello che suggerisce il brano).

Si torna a parlare di amore, anche fisico, con Mia, una forte dichiarazione di appartenenza e di proprietà, orientata dal pianoforte, sofficemente tratteggiata dalla voce.

I rapporti tra padri e figli, ancorché un po’ particolari e ancestrali, sono invece al centro di Adamo, che ha uno sviluppo sonoro piuttosto particolare, con improvvise oasi di tranquillità e movimenti animati quasi da world music.

Cascate di note al pianoforte e un ritorno all’intimità profonda sono il modo di colpire utilizzato da Due Segreti: anche in questo caso la ballata d’amore assomiglia più a un flusso di coscienza che investe l’ascoltatore.

Le Elezioni Politiche del 2018 ha un impianto narrativo che si appoggia su movimenti da synth pop, mescolando temi politici (in realtà poco più che accennati) con un rapporto a due che si dipana nel corso degli anni.

Il brano più sfrontato del disco è Ragazzi, un percorso tracciato tra le energie della gioventù e gli esiti più tardi.

Si chiude con Ancient Society, un’esplorazione nei territori dell’economia e dei suoi influssi sulla vita personale, con l’aiuto di archi e pianoforte.

Giovanni Truppi lascia da parte almeno per un po’ il registro surreale che ha utilizzato in numerose canzoni precedenti. E visto che l’ultima volta aveva attirato l’attenzione proprio con un brano molto surreale come Superman, già questo fa capire caratura e intelligenza del personaggio.

E benché qualche eccesso verbale sia moderato (anche) dall’approdo a una major, ma forse anche dalla maturità, la sostanza profonda delle canzoni di Truppi rimane lì: la sua è una voce sempre originale, sempre capace di porsi fuori dal coro e in maniera a volte sfacciata a volte sommessa, sia che stia analizzando la decadenza del capitalismo, sia che stia celebrando un amore che sfoga i propri istinti.

Genere: cantautore

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