Joshua Hyslop, “Echos”: la recensione #TRAKSTRANGERS

Il cantautore canadese Joshua Hyslop torna con il nuovo album Echos, in uscita il 23 febbraio 2018 su Nettwerk Records.

Echos è un album sull’empatia” dice Joshua. “Ho scritto la maggior parte di queste canzoni su esperienze reali che le persone vicine a me hanno avuto nell’ultimo anno o giù di lì. Alcuni riflettono la mia vita, ma per lo più queste tracce provenivano dall’ascoltare le storie di altre persone e poi tentare di catturare e articolare le emozioni all’interno. La mia speranza è che sia profondamente in risonanza con le persone, incoraggi e ricordi loro di trattarsi l’un l’altro con gentilezza. Penso che in questi giorni sia molto importante ricordare che tutti hanno una storia e che cercano di vedere le cose dalle rispettive prospettive”.

Da quando è uscito con il suo debutto full-length del 2012, Where The Mountain Meets The Valley, Joshua Hyslop ha accumulato oltre 65 milioni di stream in tutto il mondo, si è esibito in oltre 200 concerti nel Nord America e in Europa e si è guadagnato una base di fan impressionante e irriducibile.

Joshua Hyslop traccia per traccia

Si parte sul morbido (e più o meno lì si rimarrà) con Say it Again, passo regolare e chitarra acustica a fare da contorno a una voce più sussurrata che urlata. C’è il pianoforte, un retrogusto soul e discorsi molto tradizionali alla base di Stand Your Ground.

Con Home si lasciano i tasti per le corde, anche se mescolate in sentori diversi, e a un senso di malinconia che si diffonde sempre più. Anche Long Way Down non esprime grande ottimismo, offrendo un mood estremamente intimo, sorretto quasi soltanto da voce e chitarra classica.

What’s to come riacquista qualche sapore soul sullo sfondo, con il ritmo che si anima in particolare a metà brano. Lighter Then a Stone (o Than a Stone? Mah) solleva dubbi lessicali ma anche un po’ il morale, con un’atmosfera alleggerita anche dai suoni argentini dell’armonica a bocca.

How’ve You Been si distende su soundscape ampi e piuttosto evocativi. Si torna al chiuso e all’intimo invece con This is How it Goes. Into the Dark passeggia in acustico una volta di più, allargando le ali piano piano.

Fall, già presentata come singolo, abbassa le luci in modo da dare maggiore spazio alla voce, che si alza in modo più deciso rispetto ad altre occasioni. Chiusura con dolcezza quasi ovvia con At All.

Non è difficile capire le motivazioni del successo di Hyslop: i suoi brani sono rassicuranti anche quando sono molto tristi, la gentilezza si diffonde dalle sue corde. Tutto tradizionale, tutto già visto, ma anche tutto estremamente ben eseguito e scritto.

Se ti piace Joshua Hyslop assaggia anche: The Heart and The Void

Pagina Facebook