Egle_ICSSO_CoverCon un titolo che può far pensare ad antichi album pinkfloydiani (che però non hanno niente a che fare) torna Egle Sommacal per il terzo episodio da solista.

Noto principalmente come il chitarrista dei Massimo Volume, Sommacal è però un chitarrista e studioso appassionato di tutte le virtù delle sei corde in ogni forma.

Il Cielo si sta oscurando riporta Sommacal sulle tracce della chitarra acustica, utilizzata con la tecnica del fingerpicking, non proprio in solitaria ma quasi, comunque protagonista a tutto tondo delle nove tracce dell’album.

La title track Il Cielo si sta oscurando tiene fede all’enunciato del titolo e porta manciate di irrequietezza attraverso giri di chitarra ripetuti.

Sommessi ritmi reiterati fanno da contrappunto e contrappeso ai morbidi accordi di Hello guys, mentre il discorso si fa più incisivo con Nuvole sopra la Bolognina: se ci sia qualcosa a che spartire con la svolta del Pds di Occhetto, non è dato sapere, ma il pezzo è ricco di sfumature e molto vibrante.

Un giro insistente annuncia Nessun posto sicuro, che sulle prime ha un’andatura quasi sbarazzina, ma aggiunge presto toni più seri.  Gravità appesantisce l’atmosfera per mezzo di echi e di un incedere sicuramente più maestoso.

Un finale improvviso lascia spazio a L’Ultimo Grande Collezionista, titolo enigmatico per un brano di medio umore e di medio ritmo, ma il brano ha due facce, e la seconda è molto più meditativa, anche se non perde energia né spunto.

Segue la ripresa, lenta e molto morbida, di Hello Guys, cui fa seguito l’omaggio a Erik Satie e alla sua Première Gymnopedie, eseguita con attenzione e quasi con cautela, per non calpestarne accidentalmente la delicatezza.  

L’ultima traccia, che si estende per oltre otto minuti, si intitola Ryoi-Un Maru, prendendo nome dal peschereccio giapponese finito nel maremoto del 2011 che portò all’esplosione della centrale di Fukushima, e che dopo una deriva immensa naufragò al largo del Canada.

C’è qualcosa di raggelante nelle risate (tipo quelle delle comedies televisive americane) che Sommacal utilizza nel brano, mentre la sua chitarra insiste sullo stesso accordo. Il brano è fra i meglio riusciti del disco e anche tra i più inquietanti.

Non c’è spazio per il virtuosismo fine a se stesso nella ricerca di Sommacal: c’è piuttosto una paziente tessitura, che vuole portare l’ascoltatore a scoprire piano piano l’essenza dei brani, e delle emozioni che possono trasmettere.