Ledi, “Stanze”: recensione e streaming

Stanze è il secondo lavoro di inediti di Ledi, cantautore di origini italo-albanesi che ha conquistato una bella fetta di critica italiana con il suo esordio Cose da difendere uscito nel 2016 per Artis Records.

Oggi è la maturità compositiva e quel piglio poetico che restituisce intimità, denuncia e quel senso noir ai dipinti che saranno i capitoli di un nuovo disco che si preannuncia impegnativo e ricco di contenuti tutt’altro che banali.

Ledi traccia per traccia

La verità apre il disco, con modi e toni piuttosto ovattati, ma con segni chiari di risentimento.

Parte con una congiunzione (“ma”) la seguente Kreuzberg, in cui abbondano gli indizi di new wave italiana anni Ottanta (do you remember Garbo?).

Si torna a toni più ovattati con Occhi di nebbia, tra panorami malinconici e senso di indeterminatezza.

Più ruvidi i suoni de Il giorno della civetta, citazione da Sciascia con drumming ingente e presente, e con una certa ambiguità di fondo, per un brano dalle molte facce.

Più breve Palazzine, che ha toni quasi allegri e sicuramente più agili. Più contrastata Domenica, nonostante qualche tentazione sonora un po’ più aperta.

Morbida e quasi tenera Goccia, che è a ritmi medi e mescola suoni elettrici e acustici di chitarra.

Ecco poi, un po’ a sorpresa, una cover de I giardini di marzo, grande classico di Lucio Battisti qui reso con cautela e sintesi.

Rinunce è piuttosto ballata, con ritmi animati, cantata in modo quasi sussurrato. Passo un po’ trascinato per La nostra città di nuvole, altra canzone molto intima.

Dopo il breve Intermezzo, ecco la title track Stanze, con pianoforte e voce a riempire tutti gli spazi, per un brano di impronta classica e di notevole forza.

Volare via recupera la chitarra ma soltanto per l’introduzione: la seconda parte fiorisce di synth e si colora in maniera sorprendente.

Si chiude con Telemaco18, che si basa ancora sul pianoforte e sulle memorie di tempi passati.

Ottima anche la seconda prova di Ledi, che coniuga in quattordici modi diversi la propria sensibilità. Ne risulta un disco molto intenso e di grande varietà, capace di colpire in molti modi.

Genere: cantautore

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