Machweo, più fiducia in me stesso

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Si chiama Musica da festa l’ultimo disco di Machweo (qui recensione e streaming): un omaggio del giovane musicista a un periodo che è troppo giovane per aver vissuto. Nato nel ’92, ha voluto omaggiare la musica da discoteca degli anni Novanta, mescolandola però con richiami, tendenze e suggestioni contemporanee e internazionali. Lo abbiamo intervistato.

Che cos’è cambiato, nel tuo approccio, da “Leaving Home” a “Musica da festa”?

Penso di essere maturato principalmente dal punto di vista tecnico, inoltre ho avuto molto tempo per sviluppare il mio senso estetico e di trovare il modo migliore per applicarlo a un nuovo disco. Per certe cose è come se avessi acquisito più fiducia in me stesso, anche se in realtà rimango il mio ascoltatore più critico e penso sarà sempre così.

Hai spiegato il titolo “Musica da festa” con una sorta di nostalgia per un’epoca che hai vissuto soltanto marginalmente. Puoi chiarire i concetti base del disco e da quali presupposti sei partito per comporne la musica?

In realtà c’è poco in più da raccontare, Musica Da Festa è proprio questo. È un lavoro legato al ricordo e alle suggestioni degli anni Novanta, che fossero esperienze dirette o meno, costruite sulla base di storie reali o del tutto inventate. È un salto nel passato senza grandi punti di riferimento, è come se io cercassi di raccontare qualcosa che non ho mai vissuto accontentandomi di quel poco che ricordo, che mi veniva raccontato e che ho visto. Il resto è stato riempito da cose della mia fantasia.

Come nasce “Taribo West”, perché questo titolo e perché l’hai scelta come apripista del disco?

Machweo taribo westTaribo West ha passato mesi e mesi senza un nome, avevo questo pezzo ultra emotivo, molto potente e mi serviva un titolo adatto. Ho solo pensato a Taribo West come icona pop decaduta degli anni Novanta, era il titolo perfetto. Nel momento in cui ho dovuto scegliere il primo singolo non ho avuto dubbi, certamente era il pezzo più rappresentativo di musica da festa.

Machweo: mi importa poco

Il tuo singolo “Tramonto” è stato utilizzato da Vogue Francia, Reebok, Radio 2… Ti saresti mai aspettato che la tua musica trovasse un successo simile in ambito “mainstream”? Che impressione ti fa?

Son cose che sono successe senza che io le avessi minimamente cercate, mi ha fatto tanto tanto piacere ma a essere onesti dall’interno è difficile percepire quanto un mio pezzo stia effettivamente girando, quanto il mio nome sia chiacchierato e quanto la mia musica sia ascoltata… e ti dirò di più, senza alcuno snobismo, mi importa poco.

Solo il fatto di essere in tour costantemente mi fa molto piacere, faccio ancora fatica a realizzare questo. Poi ok, se giro tanto vorrà dire che tutto sommato qualcuno che ascolta la mia musica c’è e che magari è arrivata in un ambito meno ristretto di ascoltatori ma non credo proprio si possa parlare di mainstream e a me sta bene così.

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?

La strumentazione che ho usato è discretamente limitata: Ableton Live e i suoi sintetizzatori digitali, un paio di VST (principalmente Razor della Native Instruments), una Squier Telecaster, un synth Korg Volca Keys e un Korg Poly 800

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimi di più in questo momento e perché?

In Italia è un bel momento, ogni musicista elettronico di cui si è chiacchierato negli ultimi anni tutto sommato ha preso la propria strada e finché si ragiona con la propria testa e ci si prova con onestà non riesco a dirti se stimo più uno o l’altro, è sicuramente degno di stima il lavoro che stanno portando avanti tutti, senza voler apparire retorico ma non saprei come altro rispondere.