Marte, “Across My Universe”: recensione e streaming


Massimiliano Gallo, in arte Marte, è un cantautore eclettico, dotato di una fervida attività creativa. Il suo nuovo album è Across My Universe.

Massimiliano decide di lasciare l’Italia nella prima metà del 2015 e di iniziare la sua nuova esperienza musicale in Australia. Nel frattempo ha appena pubblicato il suo ultimo ep Experiments, che contiene tre canzoni inglesi che rappresentano il suo primo e concreto progetto nella produzione musicale internazionale.

Dopo l’esperienza australiana e ben 17 album autoprodotti, inizia un nuovo progetto più internazionale, più moderno, il cui nome è Marte. Across My Universe è il primo album ufficiale di Marte, creato insieme al batterista Mauro Patti.

Marte traccia per traccia

Con oscillazioni autotunizzate nella voce, Just for Music apre il disco, aprofittando di un giro moderatamente allegro e di un umore solare ma prossimo a infrangersi.

Pizzichi di Muse appaiono nella nervosa ed elettrica Sorrow, che segue abbozzando qualche piccolo falsetto.

Ritmi alti e suoni a colori anche per Coldest Night, che ha idee più pop ma sonorità non meno robuste.

Con Querida si torna a costruire un rock “in salita”, tra l’altro con la variante di un testo in italiano evidentemente di carattere romantico.

Titolo zeppeliniano per All my Love che invece ha andamento sinuoso e che richiama di nuovo il suono di ben note band britanniche.

Si torna all’italiano con una intima e moderata Sognare senza te, forse il pezzo più vintage del disco.

Monkey Industry ha qualche tocco quasi new wave, ma sempre con un certo tratto di disperazione nel cantato.

Si prosegue con una serrata Tough Love. Si decolla con Over The Sun, che ha una struttura piuttosto ballerina e momenti di notevole intensità.

Looking Through It ha caratteristiche notturne e su queste costruisce un sound che va a crescere gradualmente. All that I need avrebbe tutte le caratteristiche per rappresentare una chiusura “in minore” del disco.

Se non che non è la chiusura, che invece è riservata a Who Told You, curioso brano che apre barocco e poi inserisce una schitarrata quasi flamenca.

Disco di buon livello per Marte, che pur debitore di qualche idea internazionale qui e là, confeziona un album piacevole e ricco di flash interessanti.

Genere: rock

Se ti piace Marte assaggia anche: Peak

Pagina Facebook