Morioh Sonder: la stessa speranza di quagliare di sempre

Un duo con poche delimitazioni geografiche e un’attitudine alla sperimentazione, ma anche un singolo nuovo, Mi piace quella cosa: ecco i Morioh Sonder e la nostra intervista con loro.

Ciao, ci raccontate la storia del vostro duo e le curiose implicazioni geografiche, che se non sbaglio comprendono Roma, Los Angeles, Berlino e anche un’etichetta finlandese?

Non ci ricordiamo bene se ci siamo conosciuti al Cubo, o al Necci, quattro anni fa. Nonostante venissimo da due ambiti molto diversi musicalmente ci siamo facilmente riconosciuti nelle stesse idee, ovvero quagliare e fare i soldi. 

Da subito non abbiamo trovato una scena per la nostra musica in Italia, ma scene che per accoglierci pretendevano una volta che cambiassimo il nome del gruppo, una volta che cantassimo in italiano. Per fortuna di lì a poco abbiamo conosciuto Mac de Marco all’Ama di Bassano e anche Soft Moon, un artista dark wave della scena berlinese; sono stati loro a darci lo stimolo e la sicurezza per volare a Los Angeles. 

Nonostante fossimo partiti senza una particolare direzione o contatti ricordiamo tutto il periodo di Los Angeles come un grande sogno psichedelico. La città ci ha accolto con tutta la sua randomicità e ci ha regalato momenti splendidi come dormire a casa dell’ex producer di Lady Gaga, Dj White Shadow, oppure diventare amici di bevute con una finalista Masterchef. Ci siamo divertiti e abbiamo suonato moltissimo.

Nonostante le belle cose e prospettive rosee però, ancora non si quagliava o si riusciva a ottenere un visto. Inoltre il percorso in cui ci eravamo inquadrati era troppo pop per i nostri gusti, e l’unica canzone prodotta e pubblicata negli States finimmo per lasciarcela alle spalle. Poi sempre un po’ a caso, un po’ ascoltando consigli di amici, abbiamo deciso di andare a Berlino. 

Poco dopo abbiamo conosciuto la band australiana Parcels e abbiamo iniziato a collaborare con lo studio a cui erano appoggiati, purtroppo finendo male questo capitolo per differenze artistiche col produttore, soprattutto al livello di sound e recording. 

Arrivando agli ultimi mesi, abbiamo deciso di affrontare questo percorso come band indie e senza quindi cercare per forza l’aiuto di una grande struttura discografica. Abbiamo fatto uscire un ep giovanile e un paio di singoli prima che il Corona rovinasse ogni nostro piano di tour estivo. Ora andiamo avanti, con la stessa speranza di quagliare di sempre.

Primo singolo in italiano ma anche con release in inglese: perché questa scelta?

La canzone nasce in inglese, ma con il ritornello in italiano che ora sentite. Diciamo che nel corso degli anni l’Italia e la sua industria musicale ci ha deluso molto, per questo ci siamo allontanati sia emotivamente sia lavorativamente dal bel paese. 

Quest’anno invece, grazie un paio di vacanze, o fore l’età che avanza, abbiamo sentito il desiderio di riconnetterci alle nostre origini. Fare un’occhiolino ai compari italiani insomma. Per questo abbiamo voluto proporre una versione di noi più mangereccia, più spontanea. Quindi italiana.

Come nasce la canzone?

Come già detto la canzone nasce in inglese. Durante i mesi a Los Angeles abbiamo sviluppato un paio di vizietti, e forse abbiamo anche sentito che queste tendenze non potessero in qualche modo sfogarsi completamente a casa nostra. Per questo la canzone fa riferimento a ciò che ci piace, ma che non si può dire, in un gioco di implicito ed esplicito. Attenzione ai verbi.

Artista/band italiana che apprezzate di più e artista/band internazionale che apprezzate di più?

Ci piacevano molto gli Odiens, soprattutto il disco prodotto dal nostro ex bassista e caro amico Federico Nardelli. Purtroppo non si sentono più in giro, o forse ce li sentivamo solo noi. Eravamo anche grandi estimatori della DPG prima che ditchassero il dolce Dark Side, e sulla stessa linea l’Achille Lauro che ama David Bowie. Altro shout out a Baci Ovunque, ragazzo molto bravo ma con poca visibilità.

Al livello internazionale ci piace tutto quello che ha toccato Brian Eno e tutto ciò che è pieno d’odio, che sogna, che mena e che è uscito prima del 2000.

A quando un disco?

Per adesso continueremo a pubblicare singoli zozzi finché non scoppiate, nella speranza che ci diano abbastanza soldi per fare un album come si deve. Non abbiamo altri piani precisi.

Pagina Facebook