MustRow, “Un volontario dal pubblico”: recensione e streaming

MustRow, alias Fabio Garzia, esce con il suo primo album in italiano Un volontario dal pubblico (Libellula Music), scritto, arrangiato e prodotto dallo stesso cantautore romano.

Un sound dal forte carattere rock e new blues, con testi diretti che mettono a nudo la natura umana. Sentimenti che, seppure profondi sia individualisti che di denuncia sociale, non appaiono mai pesanti, ma piuttosto carichi del travolgente spessore emotivo che riesce a dare il rock in tutte le sue forme.

Fabio, classe 1982, vanta una lunga carriera come collaboratore di Elisa, Noemi, Marracash, Carl Brave, ma qui intraprende un nuovo percorso da solista: suoni sporchi, acidi che hanno un bagaglio tradizionale d’oltreoceano, tra blues “roots” e il rock anni 70, ma sono estremamente moderni.

MustRow traccia per traccia

Un volontario dal pubblico è un rock’n’ roll mescolato a un blues elettronico. Punte di ironia nel tema fischiettato da Mirkoeilcane e un sincopato costante fanno da palcoscenico a numeri di magia tristi e ormai facili da smascherare, come quelli di una storia d’amore in cui il partner più forte rigira le proprie colpe sull’altro. Alle quattro corde Jano (Cristiano Campana), produttore e bassista di Rancore.

Oggi sto bene parla con un rock alternativo, carico di elettronica. Un hook vocale e strumentale introduce un cantautorato schietto che ricorda le Vibrazioni, un parlato e una rabbia alla Fabrizio Moro. Tra il male minore scegliamo di soffrire e subire, facendo finta che sia normale e che va tutto bene.

A volte viene voglia di MALE(DIRE) la folla ipocrita, insensibile alle questioni vicine e lontane, ma facilmente aizzabile. MustRow lo fa con uno shuffle blueseggiante e una chitarra dal riff derisorio.

Con Ho paura di te si distendono i suoni: un coro caldo, percussioni dolci e lente e chitarre che richiamano Vance Joy. Il testo, invece, rivela le sensazioni di una storia d’amore che può soffocare se ha difficoltà a comunicare.

Non è musica, un rock blues potentissimo che parte dalle fondamenta per trascinarci su con synth, chitarre elettriche, cori black registrati con la partecipazione de L’Avvocato dei Santi e una lead voice dallo sprint tutto italiano.

Cambiamo registro con Caffellatte e sigarette, solo chitarra e voce in uno stile folk romantico moderno. Una canzone che ha il gusto del mattino e di un amore forse stanco della quotidianità, ma di cui non si può fare a meno.

Fermami qui, amore, distoglimi dal mio egocentrismo e non stancarti mai di farlo. Un ritmo dilatato accresce la tensione per poi esplodere in un drumming potentissimo dove l’elettronica fa da padrona: un gioco di pressione e distensione in cui gli Imagine Dragons sono maestri.

Come si fa a recuperare l’irreversibile? La consapevolezza dei nostri errori diventa una corsa contro il tempo. Una chitarra soft rock riflessiva e un coro a bocca chiusa ci accompagnano al largo della vita di un trentenne, mentre nello special la voce diventa un tutt’uno con la chitarra elettrica stridente.

Siamo come un Pagliaccio e ci nascondiamo dietro i personaggi che insceniamo, dimenticando cos’è la spontaneità. Un rock elettronico dove un coro e una tastiera forse ci fanno il verso.

Nell’ultimo brano le chitarre sono ancora una volta le protagoniste, si fondono con la voce e tra distorsore e tremolo ci immergono in un’atmosfera cinematografica da piantagioni di cotone con il ritorno dell’humming choir. La vita ci riserva sofferenze e dobbiamo trovare la forza di fare Un passo ancora.

Nella sua impronta rock blues decisa, MustRow riesce a spaziare in ogni traccia dando sempre nuovi colori ai dialoghi tra la sua voce e le chitarre, protagoniste indiscusse alla stregua delle abilità di John Mayer.

Genere: cantautore, rock blues

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