NAIP, “Nessun Album In Particolare”: recensione e streaming

E’ stato la variabile impazzita, addirittura fino alla finale, di X Factor 2020: NAIP pubblica Nessun Album In Particolare appena finita l’esperienza sui palchi di Sky, e noi andiamo a recensirlo con molta curiosità.

NAIP traccia per traccia

Essere sorpresi è la regola con le performance di NAIP, perciò è relativamente sorprendente il fatto che il disco inizi con una traccia che non ti aspetti: Pretesto: dovercela fare è un brano quasi ambient/post rock che sfocia in ritmi che vanno verso la dance, con un testo minimal ma minaccioso e oscuro.

Funk acidino invece quello che caratterizza Bravi nel breve, che è già più corrispondente all’idea che nel talent ci siamo fatti di NAIP. Due minuti e ventidue per un pezzo concitato.

La parte teatrale si fa dominante con Un rapporto senza alcun senso, che ha dentro un po’ di Gaber, con NAIP che recita entrambe le parti in commedia. Le propensioni elettroniche sono sempre presenti, ma sempre utilizzate in modo da adattarsi all’umore del brano e non viceversa.

Ecco poi Attenti al loop, il brano che ha fatto gridare al genio e che ha aperto all’artista le porte delle fasi finali di X Factor: il parossismo e la surrealtà espresse dal brano un po’ oscurano il pessimismo cosmico del testo, che si proietta sia sulle prospettive musicali, sia su quelle personali. Ma probabilmente è proprio questa la virtù migliore di NAIP, che mette lì pensieri profondi facendo finta di fare il sempliciotto.

Un po’ di dark wave caratterizza Oh Oh Oh, che ha una linea molto semplice e che gira a loop. C’è invece qualcosa dei La Crus nella vibrante Partecipo, che ha dinamiche sostanzialmente techno-industrial, ma ha anche un testo serrato e accusatorio.

Si chiude con All’alba di questo Natale, brano quasi horror con vaste inquietudini dalle profonde risonanze che profilano un pezzo che parla di oblio e di rimanere incastrati.

La parte più difficile di recensire un disco come questo è che bisogna scindere il circo che è stato X Factor dall’effettiva resa su disco. Perché chiaramente tutto qui suona un po’ diverso, meno colorato, rimane più la sostanza che la forma.

Ed è lì che viene fuori NAIP, che di sostanza ne ha oggettivamente parecchia. Non è improbabile che perderà molti degli ascoltatori occasionali, ma forse ne perderà meno degli altri perché o sei stato catturato dalla sua proposta oggettivamente particolare, e quindi o sei pronto a trovarti di fronte a un personaggio molto fuori dal comune, oppure hai già salutato la compagnia.

Scindere, si diceva: NAIP ha mostrato sul palco di essere un commediante di livello, un artista anche visuale, un fantasista a tutto tondo. Ma questo non lo fa per “nascondere” mancanze, casomai per ostentare, estremizzando, i propri concetti. Perché poi vai ad ascoltare il disco e ti aspetti sette versioni leggermente diverse di Attenti al loop, e invece decisamente no.

Ci trovi invece una storia di uno che sa scrivere, a cui piace molto giocare, ma che ha la stoffa giusta per una carriera che non sarà semplice, probabilmente, ma che può proporre, a lungo, una scintilla di originalità di cui c’è sempre assoluto bisogno.

Unico appunto, che è forse più un suggerimento: le qualità di interprete, l’intensità e anche la capacità drammatica di misurarsi con due pezzi della storia della musica alternativa alta italiana (esiste la musica alternativa alta? Boh, adesso sì perché l’ho inventata io), come Amandoti dei CCCP e Milano Circonvallazione Esterna degli Afterhours meritano un seguito. Non soltanto a livello di cover: quella capacità lì indica una vena compositiva possibile per NAIP, sarebbe molto bello se nel prossimo disco la sperimentasse in modo consistente.

Genere: cantautore

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