Negrita a Genova: il report

Accanto a me una coppia over 60, che cantava e ballava. Poco più in là, giovanissimi che facevano lo stesso. Il concerto celebrativo dei 25 anni di carriera dei Negrita al Politeama Genovese ha raccolto generazioni intere regalando entusiasmo, nuovi arrangiamenti e vecchie emozioni.

“25 anni di carriera e sentirvi ancora così non è roba da poco”, ha detto Pau, ma potrebbe serenamente essere un commento del pubblico verso la band aretina, che non si è risparmiata nelle tre ore abbondanti di concerto.

Grandi successi del passato come Hemingway, In ogni atomo, Ho imparato a sognare, Mama Maè, si sono fatti largo tra i più recenti successi, tra cui un I ragazzi stanno bene, brano presentato all’ultimo festival di Sanremo, che ha fatto venire la pelle d’oca in ben più di un passaggio.

La grande sorpresa è stata la voglia di riadattare e riarrangiare i pezzi stravolgendoli completamente, senza però far perdere la potenza che li ha caratterizzati. Reggae, country, blues, mescolati con astuzia e intelligenza, come solo un gruppo affiatato come i Negrita può permettersi di fare.

Non sono mancati riferimenti all’attuale situazione politica e al “Ministro dell’Inferno”, a cui è stata dedicata Sale che, come di consueto, ha fatto alzare in piedi tutto il teatro, e l’augurio ai genovesi di “essere forti per tutto quello che dovete affrontare”, con riferimento alla tragedia del ponte Morandi che dalla scorsa estate ha cambiato irreversibilimente il volto, il traffico, e il cuore della città.

Gran finale con l’immancabile Gioia Infinita e il fuoco sacro che li unisce, nonostante ormai non faccia stupire, ma solo ringraziare che certe anime abbiano avuto la fortuna di incontrarsi e di creare arte insieme.

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Testo di Chiara Orsetti - Foto di Davide Colagiacomo

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