Nonpellegrino, “Voi siete qui”: la recensione

Si chiama Voi siete qui il nuovo disco di Marco Pellegrino, alias Nonpellegrino. Ogni canzone prende le mosse dalla lettura delle “riflessioni su un granello di polvere” di Carl Sagan, una breve descrizione dell’ultima foto della Terra, scattata nel 1990 dal satellite artificiale Voyager 1 a circa 6 miliardi di chilometri di distanza dal nostro pianeta.

Se per Pascoli la Terra era l’ “atomo opaco del male“, nella fotografia analizzata da Sagan, la Terra appare come un puntino blu e pallido, una macchia solitaria “avvolta dal grande buio cosmico”. Più un granello di polvere insignificante, che una minaccia vera e propria.

Voi siete qui è un disco che raccoglie impressioni, fotografie e nuove testimonianze del luogo in cui viviamo, in cui abbiamo sempre vissuto. Le tracce del disco sono state scritte nel giro di un paio di anni, tra la metà del 2015 e la fine del 2016. La lavorazione dell’album ha seguito un percorso musicale di sottrazione degli strumenti più classici, come chitarre e batterie acustiche, per privilegiare suoni più sintetici ed elettronici.

L’intero album è stato registrato in un piccolo paesino in provincia di Rieti, Corvaro, abitato da pochissimi abitanti, isolato tra le montagne della Valle Del Salto, luogo idoneo all’isolamento dal mondo.

Nonpellegrino traccia per traccia

Panorami sonori/elettronici rarefatti quelli sui quali è costruita Piramidi, canzone pop eretta blocco dopo blocco con cura e, si direbbe, cautela. Popolata di suoni brulicanti è invece La Strada, contesto non proprio felliniano ma comunque vivace, con immagini che escono dall’oscurità.

Lina si adatta un contesto molto più melodico: pur fra suoni minimalisti, emerge il profilo di una canzone tradizionale e profondamente malinconica. Discorsi del tutto diversi e più vivaci, nonché pieni dal punto di vista sonoro, con La Domenica.

Si torna su piani melodici, con chitarra acustica, in Altrove, praticamente una canzone d’autore. DNA invece privilegia un discorso del tutto sintetico, con infiorescenze elettroniche che spuntano con regolarità.

C’è qualcosa di molto colorato in Carl Sagan, quasi una trazione psichedelica pressoché floydiana (periodo Barrett). Passo regolare e lento per La Mania del Ladro, che gioca su diversi livelli di vocalità per dare accesso a tutti i pensieri.

A proposito di vocalità: che dire dei giochi che caratterizzano Australia, praticamente tutta a cappella, ma con modalità più vicine alle Voci Atroci che agli Housemartins. La Partenza arriva al traguardo del disco con rumori spaziali (anche se nello spazio c’è il silenzio) cui fa seguito un battito regolare,

Immagini dettagliate e ricche, quelle che Nonpellegrino propone all’interno dell’album, alla ricerca di paesaggi sonori sempre più ricchi di particolari. Un disco significativo e molto “pensato” pur senza mai risultare pesante, anzi che punta dritto su una certa, gradita, leggerezza sonora.

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