NMR è il primo lavoro de La Teiera di Russell: nati nel maggio del 2014 per volere di Pietro Caramelli (chitarra), Paolo Bertazzoli (batteria) e Tommaso Fia (tastiere), il gruppo in teoria si costituisce per comporre musica elettronica. Ma presto i gusti musicali personali prevalgono rispetto agli obiettivi iniziali: batteria acustica, chitarre distorte e synth bassi indirizzano i lidi del post-rock, del math rock e del progressive, con qualche inserto drone.

Il disco è stato registrato analogicamente, mixato e masterizzato da Paride Lanciani presso l’Oxygen Recording Studio di Verzuolo (CN). “Il titolo di ogni brano – racconta la presentazione – più o meno espressamente, rimanda al concetto di numero, cui allude anche il nome dell’album, volutamente enigmatico e misterioso. Alcuni leggeranno “No MoRe”, altri “iN MaRe”, altri ancora “NuMeRi”: “NMR” vuole essere uno spazio che l’ascoltatore deve riempire personalmente con le proprie impressioni e le proprie sensazioni, un viaggio unico ed esclusivo per chi vuole eclissarsi dalla realtà per poco più di mezz’ora.

La Teiera di Russell traccia per traccia

Dopo l’improbabile introduzione 1.04 minuti di pura ignavia! arriva Dogma Quindici, cavalcata elettrica a buoni ma mutevoli ritmi, dalle caratteristiche tutto sommato più rock che post rock, fatta salva l’assenza della voce. La suite (oltre quindici minuti) conduce l’ascoltatore attraverso paesaggi di differente colore, che mettono in evidenza tutte le qualità strumentali della band, con una menzione particolare per il drumming. C’è spazio per il pianoforte e per un po’ di elettronica nella parte finale che inclina verso idee prog.

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Le idee progressive, peraltro, tracimano sulla parte iniziale di Pezzo da 35 (che, al contrario del precedente, non si traduce nel numero di minuti della canzone, che si ferma a circa otto): anche suoni piuttosto vicini al math rock costellano la parte iniziale, prima di un grande rallentamento che proietta in un’atmosfera da club. L’ultima parte invece ritorna ad alzare i ritmi ed esce dal club.

Ci sono riferimenti vintage ma anche molta chitarra in Mathcalina, che parte veloce ma approda a lidi più placati nella seconda parte, che pure rimane carica di retropensieri (e di qualche rimando pinkfloydiano). Momenti diversi anche all’interno di Brodo Primus, che passa da una calma meditabonda a istinti più movimentati e rockeggianti.

La Teiera della Staffa è messa sul fuoco affiancata da voci che recitano mesi, treni supersonici in arrivo e altre amenità, prima che il pianoforte arrivi a fornire una copertura concettuale al discorso.

Un’ottima prima prova, quella della Teiera di Russell: sebbene alcune influenze siano piuttosto evidenti, il giovanissimo trio non si lascia tirare troppo né da una parte né dall’altra, e finisce per seguire le strade che ha scelto in proprio. Il che è decisamente un bene.

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