Roccia, “Punto e a Capo”: recensione e streaming

Giuseppe Roccia, in arte Roccia, pubblica Punto e a capo, il suo nuovo disco composto di sette canzoni influenzate dall’itpop e dall’hip hop, ma anche da sonorità rock e blues.

Roccia traccia per traccia

A dispetto del nickname minaccioso, Nota Audio apre il disco in modo morbido e molto it/indiepop. Questioni quotidiane e un po’ nostalgiche riempiono il testo, su un andamento sonoro ondulato.

Questioni di bestemmie e di rock blues per Ristretto, il cui testo è sempre di area quotidiana e pop, ma che ha suoni molto più ruvidi, e il cantato è sostanzialmente rap.

Problemi di un sabato sera invernale senza grandi impegni al centro di Open Bar (tipo un bacio dato a una tipa che sa di lavello). Qualche tendenza dance nei suoni.

Si dialoga con la voce di Isabella Zaccone in Tre Quattro Sei, canzone che parte molto melodica ma che poi si rivela piuttosto densa e ironica.

Narrazione oscura e un po’ elettronica quella che si sviluppa all’interno di Felpa Arancio.

Nei tre minuti secchi di Però si entra in un rappato intenso e fitto, con un profilo un po’ più pessimista rispetto al resto del disco.

Si chiude con Vuoti di stomaco, che muove dalla drum machine per parlare di problemi gastrici causati, ovviamente, da problemi di relazione.

Buone canzoni e buono l’atteggiamento complessivo di Roccia, che mescola generi e sensazioni ottenendo venti minuti di musica vivace e piuttosto divertente.

Genere: itpop, hip hop

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