Sesto, “Pianosequenza”: recensione e streaming

Sesto, alias Alessandro Giorgiutti, già conosciuto produttore e autore di Trieste, compie il proprio esordio su disco con l’album Pianosequenza. Con Pianosequenza Sesto vuole farci vivere un’esperienza narrativa senza tagli né montaggio, stravolgendo le regole sociali contemporanee secondo le quali solo le storie e i personaggi di successo valgono la pena di essere raccontati. Sesto mette al centro dei propri racconti la gente comune, gli emarginati. Un disco quasi neorealista che ci fa posare lo sguardo dove non siamo più abituati

L’album ha visto la partecipazione di Chiara Vidonis, backing vocals in Neve (Anna)Francesco Candura (Stop the Weel), basso elettrico; Giulio Frausin (The Sleeping Tree, Mellow Mood) chitarra elettrica in E scende la sera e basso elettrico in MeriMoreno Buttinar (Mike Sponza Band), batteria; Toni Bruna, batteria/sample in GalleggiantiDaniele Raimondi, tromba in HOMOMatteo Bognolo (Matteo E. Basta), chitarra classica in E scende la sera. Mixing Paolo Baldini, Mastering Giovanni Versari, La Maestà Mastering.

Sesto traccia per traccia

Sbarre di carta, filo spinato“: ci sono molte barriere fra i Galleggianti che aprono l’album, orchestrata su un battito abbastanza serrato. Sesto alza un po’ la voce, ma non esagera con l’enfasi in un pezzo che comunque impatta bene.

Passo più lento e ragionato quello di Neve (Anna): “solo mezze verità/senza chieder scusa” quelle che animano una canzone piuttosto dolorosa, con cori alti ed esiti molto elettrici.

Spazio per una cover, piuttosto “raccolta” sulle prime, poi più aperta: c’è il Lucio Dalla di Cosa sarà, insieme a Forelock, per una versione molto vocale, con un conteggio “1, 2, 3, 4” sullo sfondo.

Ritratto di donna che fa ritratti di donne, ecco poi la dolce Meri, sostenuta soprattutto da suoni acustici, fino alla sparizione di lei, senza dire dove. Bassa e notturna, ecco poi Luna, una contemplazione con un po’ di soul nelle vene. Chiusura con assolo di chitarra elettrica.

Ancora spunti notturni, ma molto più melodici e malinconici, quelli che riserva la seguente E scende la sera. Le nostalgie avvolgono immagini quotidiane e regalano poesia anche al camion della nettezza urbana.

Canzone a somma zero, ecco poi 0+0, sostenuta da battiti quasi dance e da handclap, ma con altra carica malinconica da trasmettere. Ecco poi Homo, canzone che decolla piano ma che poi arrivata in quota esplode, supportata da drumming e voce, pur andando controvento.

Pianoforte e movimenti sommessi alla base, quelli di Sbalzi, altro brano in crescita graduale, con tentativi di consapevolezza da costruire piano piano.

Problemi di sterzo e altro all’interno di 2CV, un’utilitaria quasi funky, anche se poi si parla più del guidatore che dell’auto, in un ritratto di un altro personaggio singolare.

Voci sul fondo e sensazioni in lontananza in Una serie di inspiegabili miracoli, altro brano che fa pensare a Dalla, almeno come nume tutelare. Piccoli racconti si affollano in una canzone senza particolari ansie.

Molto sfaccettato ma senza perdere la coerenza, il disco d’esordio di Sesto porta con sé un autore già maturo ma non per questo non capace di una certa freschezza. E va sottolineato il tocco e la delicatezza che emerge, soprattutto da certi brani, che forse sanno un po’ d’antico ma che fanno bene anche oggi.

Genere musicale: cantautore, rock

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