Silki, “Anedonia, Greg?”: la recensione

Synth psichedelici, cantautorato, anima rock'n'roll e una spolverata di indie pop si mescolano insieme nella musica di Silki. Anedonia, Greg?, questo il titolo dell’album d’esordio del quartetto di Riccione, esce autoprodotto oggi 11 novembre 2019, registrato allo Stonebridge Studio di Cesena da Andrea Cola e anticipato dai due singoli Sette e Mezzo e Psicorazione.

Silki traccia per traccia

Si parte da Idiota, che non è proprio una proclamazione di autostima, ma che inizia a illustrare il sound del gruppo, pop sì ma stratificato e curioso.

Il lavoro prosegue con Nozze, che si incammina su sentieri che sembrano quelli della new wave, oscurità comprese. "Ti voglio lasciare lì sull'altare" è un preannuncio di guai per una cerimonia un tantino surreale.

Synth che rumoreggiano all'inizio di Sette e mezzo, già presentata come singolo, presto corroborati dal basso e da un testo che la prende un po' alla lontana.

Basso protagonista fin dall'inizio invece in Gente stanca, brano che si allunga su ritmi compassati e su cieli sempre elettronici. "Stare soli ammazza".

Psicorazione, il cui video avevamo ospitato in anteprima esclusiva, è l'inno antigenerazionale, debosciato e art-pop, quasi glam, sicuramente decadente. "Mi sono ridotto una merda/e ancora non mi sento in colpa", con una "g" ripetuta su "generazione", un po' Bowie, un po' The Who.

C'è il pianoforte in un Interludio agé, prima di lasciare spazio a Empatica, probabilmente la canzone più inquieta del disco, con la chitarra che arriva a supportare il synth.

Si entra nell'ambito dei consigli paterni con il testo di Quello che dici a tuo figlio, uno dei brani più meditativi e forse anche più impegnativi dell'album.

In linea con il titolo, Arriva dolce parte piano e con compostezza, solo che poi è presa da istinti elettronici isterici che torcono il brano.

Suoni apertamente techno quelli che fanno ballare Il Mio Aspetto, pezzo rumoroso con squarci sonori che illuminano il buio.

Arrivista rimane su binari tutto sommato simili anche se su ritmi più lenti. Ma il beat è consistente e le atmosfere oscure, per un brano che contempla contrasti forti.

Si finisce con Jet Lag: "a noi la musica ci ha salvati/e per questo le siamo grati", quasi un pezzo brechtiano sotto tinte elettroniche.

Il disco dei Silki colpisce per la coerenza sonora, entro la quale stanno particolarmente bene le pennellate fantasiose e i testi, nichilisti e amari il giusto. E quel senso di ribellione stanca che suona così affascinante non guasta certo.

Genere: synth pop

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