Stella Diana, “Nothing to Expect”: recensione e streaming

Si chiama Nothing to Expect il nuovo lavoro degli Stella Diana in uscita su Vipchoyo / A State of Flux Records. Ormai istituzione della scena underground internazionale, la band napoletana sposta ancora più in là i confini della propria avventura sonica. Come il precedente album 57, Nothing to Expect unisce new wave, trame oscure post-punk e spiragli di luce shoegaze evidenziando, stavolta, un’apertura più sfacciata verso la melodia.

In questo nuovo album abbiamo provato a creare la colonna sonora di qualcosa che finisce, qualcosa che non può esserci mai più. L’aria che si respira è qualcosa di definitivo, qualcosa che mette la parola fine a tutto. Il suono è scuro, sinistro, evocativo e compresso, molto compresso. Il primo singolo, Sleepless girl rappresenta assolutamente questa atmosfera. Il mood è rarefatto e pieno di riverbero.

Gli Stella Diana, che prendono il nome dall’antica denominazione del pianeta Venere (Stella del mattino), si sono formati nel 1998 a Napoli per iniziativa di Dario Torre (voce e chitarre) e Giacomo Salzano (basso), raggiunti poi da Giulio Grasso alla batteria.

Stella Diana traccia per traccia

Apre il disco Matthew, introduttiva e seminale, con voci labili un po’ alla Sigur Ros sullo sfondo. Già con Sleepless Girl però si torna su ambienti più consueti alla band, per un brano che si avvolge di malinconia e oscurità.

Si procede poi per le strade di DZM, che ha un passo più ragionato e contenuto. La moderazione della velocità media consente però una tessitura più approfondita, benché sfumata e ricca di echi.

E’ tempo di sviluppare A New Hope, che segue le linee del basso, semplici ma sinuose, riservando spazi appositi allo scintillare delle chitarre. Il basso lavora in modo evidente anche con In Abeyance, tuttavia muovendosi in profondità, alla ricerca di abissi melodici molto inquietanti.

Veloce e molto battagliero l’intermezzo rappresentato da Beleth, prima che Distance faccia calare di nuovo un’oscurità ricca di risonanze e di una tranquillità plumbea.

Un po’ più vivi i sentimenti, ma soprattutto i dolori, che emergono dal fraseggio interno di Regulus. Si chiude con Marianne, che allunga le proprie ombre ammantandosi di nuovo di oscurità profonde.

Sempre talentuosi, sempre costanti, gli Stella Diana confermano tutto quanto di buono si sapeva già di loro, con un disco che appagherà la sete degli appassionati.

Genere musicale: shoegaze, new wave

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