Stornavanti, “L’anno del calabrone”: recensione e streaming

È uscito su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Artist First) L’anno del calabrone, il primo ep di Stornavanti, una band che unisce il rock ad elementi rap e alternative. Tante facce di un’unica medaglia chiamata anima vengono affrontate, distrutte e ricomposte. Crossover nella struttura dei brani, tra melodie taglienti e malinconiche, rime veloci e incalzanti che viaggiano su chitarre rabbiose e leggere; il crossover è l’essenza degli Stornavanti.

Stornavanti traccia per traccia

C’è Shakespeare ad aprire Sembra normale, che però è poco seicentesca: anzi siamo in ambito metal/hip hop, con toni e modi che non dispiaceranno a chi apprezza il genere. Energia e abrasioni varie si spargono in un brano particolarmente elettrico.

Passini amorose contrastate e toni più vicini a quelli di una ballad, a dispetto di sonorità comunque rumorose, quelle di Ancora. Si torna a modi più vibranti con La verità, pezzo veemente e tempestoso, con altre strofe rap usate come corpi contundenti.

Chitarre e velocità altre per indagare su cosa succede Quando rimani sola: questioni di dipendenza e di voglia che sono analizzate alzando parecchio la voce. Finale curiosamente intimo. A chiudere, ecco Un’altra notte, ballatona che parte acustica e poi si fa più rumorosa.

Buon progetto quello di Stornavanti: nei cinque brani a un primo livello emerge soprattutto l’energia, ma i testi sono ben scritti, gli strumenti ben suonati e il discorso risulta molto armonico e di grande impatto.

Genere musicale: metal, hip hop, crossover

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