Forti di un buon nome, The Moon Train Stop, ma meno forti di una copertina un filo inquietante (opera, ci dicono dell’artista Aleksander Velišček dal titolo Joseph Beuys, 2014, oil su plastica, vetro e legno, 87 x 74 cm: non che si neghi la validità dell’opera in sé, ché non siamo mica Bonito Oliva, ma forse un po’ fuori luogo come copertina di un ep di pop-rock), il trio di stanza tra Torino e Cuneo pubblica il proprio primo ep, omonimo.

Il progetto nasce nel 2014 su iniziativa di Simone Montenegro (chitarra e cori) e Paolo Basso (batteria), già membri e fondatori del duo strumentale Il Codice Blu con il quale pubblicano nel 2011 l’album “Km0” perla New Model Label di Ferrara. Ma poi la strada cambia, e l’incontro con il cantante Paul Pellegrino sfocia nella formazione di The Moon Train Stop.

The Moon Train Stop traccia per traccia

La prima traccia è Fairy tale thru all the lies, una partenza pop-rock con qualche deviazione sul percorso e qualche particolarità ritmica. La chitarra rimane in parte defilata, di fronte a una batteria un tantino invadente. You, me and weird vira su ritmi differenti, presentando una faccia più pop, anche se drumming e chitarra irrobustiscono il sound.

Sapori new wave e ancora una batteria piuttosto evidente in To Enlighten Caves. Chiusura affidata alla più tranquilla e moderata Discreet Sailor, forse nel complesso la più convincente dell’ep.

C’è qualche problema di equilibrio e di distribuzione dei pesi all’interno del trio: come segnalato durante la recensione, la batteria tende a strafare e non sempre sceglie i modi migliori per esprimersi (niente che l’ascolto intensivo di uno Stewart Copeland non potrebbe risolvere, comunque). Ci sono idee e una certa freschezza, anche se l’impressione è che la band sia ancora alla ricerca della miglior formula per mettere il tutto in pratica.

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