Fino a pochi giorni fa TikTok era considerata dalla maggior parte delle persone come una simpatica app di video per giovanissimi, popolata soprattutto di gente impegnata in curiosi balletti, qualche canzone, un po’ di trap e poco altro. Roba da ragazzini comunque, tanto che non è infrequente vedere over 20 e over 30 lanciare strali più o meno scherzosi contro questo social medium di origine cinese.

Ma un fatto devastante e drammatico degli ultimi giorni ha cambiato questa narrazione e probabilmente anche la percezione comune rispetto a TikTok: il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto infatti il blocco immediato per l’app dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Non ha quindi “bloccato” l’app, come qualcuno ha scritto: TikTok infatti funziona perfettamente.

L’Autorità ha deciso di intervenire in via d’urgenza a seguito della terribile vicenda della bambina di dieci anni di Palermo, morta nel bagno di casa mentre partecipava a una challenge che simulava il soffocamento.

L’appeal di TikTok nei confronti dei giovanissimi è infatti anche costituito da queste sfide: sei capace di fare ciò che ti propongo? Accetti di metterti in gioco di fronte al mondo? I dovuti filtri “adulti” riescono a scindere l’opportunità di compiere piccoli gesti divertenti da comportamenti stupidi, poco sensati o palesemente pericolosi. Non così per tutta la fascia di under 16 che ha nei TikToker personaggi di riferimento, a prescindere da ciò che propongono.

Dopo l’evento di Palermo e l’intervento del Garante, sono fiorite le notizie di altri eventi che contenessero in qualche modo la keyword TikTok: oltre all’ovvio collegamento con Blue Whale (Il Messaggero), apprendiamo di una “nuova falla” su TikTok, che permetterebbe di accedere ai dati sensibili degli utenti (Repubblica), nonché di due sedicenni che sono fuggite da casa dopo essersi conosciute sul social cinese (ancora Il Messaggero, ma anche altri giornali). Le due ragazze sono rapidamente tornate alla base, ma se si fossero conosciute su Facebook o ai giardinetti, ovviamente il “luogo” di conoscenza avrebbe avuto molta minor rilevanza. C’è poi una sessuologa che “spopola” su TikTok (Il Tempo) e c’è la richiesta del Garante di verificare l’età anche su Facebook e Instagram.

Quanto è diffuso TikTok?

Non si può sottovalutare l’impatto di TikTok: nato nel 2016, in meno di cinque anni è stato scaricato oltre due miliardi di volte. Secondi dati di Datareportal, nel 2020 lo utilizzavano 800 milioni di persone in tutto il mondo, con una crescita esponenziale alimentata anche dai vari lockdown associati alla pandemia.

Chi utilizza TikTok lo apre in media per 52 minuti al giorno. Soltanto il 22% di loro lo utilizza per comunicare con altri utenti; è un medium diffuso tantissimo nel sudest asiatico, ma in Occidente la crescita è vertiginosa: in Italia per esempio si sono raggiunti gli otto milioni di utenti.

fonti: comscore e oberlo

Secondo Globalwebindex, fino al 2019 il 41% degli utenti di TikTok aveva tra i 16 e i 24 anni, ed è improbabile che la percentuale sia calata, benché ormai anche personaggi “adulti” e influencer provenienti da altre piattaforme (gli onnipresenti Chiara Ferragni e Fedez, per esempio, ma anche Mahmood, Ghali, Elettra Lamborghini, Sfera Ebbasta, Madame, nonché squadre di calcio, personaggi televisivi come Diletta Leotta o Michelle Hunziker) abbiano aperto il loro account TikTok.

Con quali contenuti? Io ci sono entrato cinque minuti e ho trovato video di: una modella che si getta in piscina mettendo in mostra le proprie invidiabili forme, una tizia che fa la faccia da papera e fa le vocette, un’altra che finge di fare nuoto sincronizzato sul divano di casa e un altro genialoide che ha montato un rotolo di carta igienica su un aspiratore di foglie da giardino. Non tutti contenuti imperdibili, ecco.

L’emulazione è un concetto base dell’apprendimento umano e non soltanto umano, si sa. Ed è proprio su questo che fa leva TikTok, molto più che altri social che tendono più all’opposizione. Su Facebook, per esempio, funziona benissimo proprio il contrasto: scrivo un post per suscitare più flame possibile, con l’intento esplicito di far sì che la gente non sia d’accordo con me. Offro contrasto, mi piego al clickbaiting e così ottengo l’attenzione che andavo cercando.

Probabilmente anche troppo, infatti il figlioccio di Mark Zuckerberg è un po’ in calo negli ultimi tempi. Funziona meglio Instagram che si basa di più sulla mutua ammirazione e meno sull’astio.

È giusto “censurare” TikTok?

Ci siamo già chiesti qualche giorno fa se i social avessero fatto bene o meno a censurare l’ormai ex presidente degli USA Donald Trump per una serie di messaggi irresponsabili trasmessi via Twitter e Facebook. La nostra risposta è che la democrazia è un valore assoluto, ma i social sono aziende private (e non servizi pubblici) che devono essere ritenute responsabili dei contenuti che veicolano, quindi è giusto che prendano provvedimenti verso chi non rispetta le regole del vivere civile e della democrazia stessa.

A maggior ragione è giusto che i social stessi rispettino integralmente le leggi, fatto che, a quanto pare, non si sarebbe verificato nel caso di TikTok. Anche qui qualcuno ha parlato di censura e di sopruso, anche se in maniera più moderata. In ogni caso il problema di conciliare piazze digitali vastissime e libertà di espressione sussiste. Personalmente non ho una soluzione se non “culturale” e di consapevolezza, che quindi richiederebbe anni per essere applicata.

Di sicuro ritengo che considerare i social come un blocco unico e definirli “il bene” o “il male” sia piuttosto privo di fondamento. Sono dei media, come la tv o i giornali, hanno le proprie dinamiche interne, bisogna studiarli a fondo e capirne i meccanismi, tra l’altro in continuo movimento e variazione. Ed è più probabile che finiremo per adattarci a loro, anziché il contrario.

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