Viky, “Tra le mie coste”: la recensione

Tra le mie coste è il nuovo ep del cantante, chitarrista e scrittore bergamasco Viky. Il progetto nasce dall'esigenza di esprimere senza compromessi ogni sfumatura del messaggio artistico, dal sussurro all'urlo, dalla chitarra acustica alla musica elettronica.
“Stare su un palco da soli è difficile, artisticamente ed emotivamente, ma hai suoi vantaggi: se vado fuori tempo sembra che l'abbia fatto apposta!”

È una storia in tre puntate più un'intro e un'outro: l'arrivo di una tempesta, una zattera di fortuna, uno scoglio solitario che assomiglia a un porto. L'allegoria è quella di un naufragio emotivo, in cui ognuno, per natura stessa dell'allegoria, può in qualche modo riconoscersi.

Viky traccia per traccia

Si comincia da un'introduzione molto ricca come Elaborare il flutto, gioco di parole marinaro che è accompagnato da sensazioni sonore che stanno tra l'ambient e il post rock.

Arriva il cantato in una pensosa Quando la tempesta, passo lento e pesante, voce che diventa alta e cattiva d'improvviso, con i venti della bufera che soffiano molto forte.

Improvvise sensazioni di desolazione contraddistinguono Tra le mie coste pt. 1 (la zattera), che ha un battito insistito e una malinconia sonora così vivida che la si può quasi toccare.

L'ultima spiaggia sarà lo scoglio ammorbidisce i toni e inserisce suoni acustici, con una quantità di moto però sempre piuttosto elevata.

Il disco chiude con l'outro Tra le mie coste pt. 2 (girare le vele): un'espressione di forza e di disperazione finale molto "vocale" e molto rock.

Ep piuttosto notevole quello di Viky, che marcia spedito attraverso un progetto breve ma denso di significato e di brani originali e ben scritti.

Genere: cantautore

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