Zerella: le etichette non mi piacciono

Tutto quello che cercavi (Tippin’ Factory) è il nuovo ep di Zerella. Un lavoro che contiene sei canzoni che cantano di amore sociale e di che sapore ha il mondo visto con gli occhi di un sognatore. Noi lo abbiamo intervistato.

Il tuo nuovo ep Tutto quello che cercavi diventa l’unione complessiva e lavori precedenti inediti fino a questo momento. Questi brani sono nati più o meno tutti in uno stesso periodo oppure in situazioni diverse?

SÌ, la maggior parte dei brani è nata tra il 2020 e il 2021, quindi in un tempo circoscritto. Ho tenuto fuori, in realtà, due brani importanti usciti dopo il disco del 2018 come Tutta Bianca e Se Dio Vuole scritti negli anni precedenti allo stop pandemico.

Nella descrizione del tuo album dici che le canzoni parlano di amore sociale, raccontaci meglio come

Direi che ciò che viene fuori dai testi è mostro a due testi “amore” e “critica sociale” e quindi è stato facile raggruppare le canzoni dietro questa etichetta. Tra le altre cose, a me le etichette non piacciono per nulla.

In questa ottica, ad esempio, si muove Tutitabidà che è una canzone dove i due amanti potrebbero avere qualsiasi orientamento e qualsiasi genere. Ho amici della comunità LGBT che mi hanno scritto dicendomi che è un inno all’amore universale dopo averla sentita e mi fa molto piacere perché io l’ho scritta perché tutti potessero sentirla propria.

I brani che troviamo in Tutto quello che cercavi hanno influenze e contaminazioni musicali differenti: come sei riuscito a renderle, nonostante ciò, tutte omogenee?

Innanzitutto è un piacere che tu abbia notato un fil rouge. Penso che i brani si tengano da soli insieme perché la mia penna, per quanto versatile è comunque credo molto personale e questo rende credibile ciò che dico (nel bene e nel male). Dal punto di vista produttivo aver lavorato con Paolo Caruccio (Fractae), Davide Napoleone e Lello Pisacreta ha dato una svolta decisiva. Sono persone che sanno far musica, sanno ascoltare e criticare, sanno mettersi in gioco e consigliare. Insomma credo che il risultato sia omogeneo perché il lavoro è stato corale e sincero.

C’è una canzone dell’ep che condensa al meglio il significato dell’album?

I tuoi denti. Credo sia la canzone manifesto del disco e l’ideale manifestazione di come scrivevo canzoni tra l’anno scorso e due anni fa. E prima parlavamo di “amore sociale” e direi che il ritornello “questa è la storia dal figlio di un impiegato che salgo sul tetto soltanto quando il peggio è passato, questa è la storia dal figlio di un impiegato io che cercavo di capire l’amore e tu me l’hai insegnato” lo esprime meglio di qualsiasi mia risposta filosofica che potrei darti.

Parliamo invece di live: hai già pensato a dove porterai in giro l’ep quest’estate?

Ho presentato il disco in secret concert ad Avellino ed è stato bellissimo. Ho in programma una data a Modena e una a Roma, altre dovrebbero arrivare verso la fine dell’estate, più che in estate…

Terminiamo la nostra intervista con una playlist, ovvero qualche brano a tua scelta per entrare un po’ di più nel tuo mondo. possono essere pezzi tuoi o canzoni che ti hanno fatto diventare ciò che sei oggi, libera la fantasia!

Ti dico subito. Scelgo un disco che ascoltavo in  ogni periodo scolastico e allora: Carovana Di Luca Carboni per le elementari, Non siamo mica gli Americani di Vasco alle medie, Canzoni da Spiaggia deturpata di Vasco Brondi per le superiori, Un Paese ci vuole per il periodo universitario. Ora che ho quasi 30 anni ascolto quasi solo musica di colleghi che conosco di persona. Consiglio tantissimo l’ultimo ep di Galea, uscito da pochi mesi così come pure Nuove Stanze di Lena A. o l’ep di esordio di Milella. Dischi fantastici!

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