Concerti alla svedese


(Immagine in alto: quadro di Edward Hopper, "Platea, 2a fila a destra", 1927)

"Eroe del mio inferno privato/Sei un giro di routine/Indossi il vuoto con classe/È tutto ciò che avrai/Perché quando il dolore è più grande/Poi non senti più/E per sentirmi vivo/Ti ucciderò/(...) Torneremo a scorrere".  

Afterhours -  "Ci sono molti modi"

  

Qual è stato il concerto più grande al quale siete stati? E il più piccolo? Ok, riformulo. Qual è stato il concerto con il maggior numero di persone al quale avete assistito? E quale quello con il numero più striminzito? “Intimo”, si dice intimo. Uno insomma in cui ci siete soltanto voi e gli amici dei musicisti. Forse perché voi siete gli amici dei musicisti. Quale che sia la risposta è probabile che il prossimo concerto che vedrete sarà più simile al secondo tipo, piuttosto che all’arena affollata, vociante, meravigliosamente piena di facce giovani, di gente sudata, di tizi che cercano di passare con quattro birre in mano, di ragazzette urlanti che si fanno seimila selfie, di quel tizio alto con i capelli assurdi che, ovunque tu ti metta, ti si piazza sempre davanti e ti oscura tre quarti di palco.

Il concerto più popolato al quale sono stato io? Niente di molto indie, a dire il vero. U2 al Campovolo di Reggio Emilia, 1997. Centocinquantamila persone accalcate per quattordici ore o più su un prato enorme, con un caldo mostruoso, svenimenti ovunque ma anche un certo divertimento.

Ecco, tutta quella roba lì ce la scordiamo per un po’. Ce l’hanno detto in molti modi. Oddio, ancora non hanno avuto il coraggio di dircelo apertamente, ma sembra abbastanza evidente che quelli che ancora non hanno spostato i concerti dell’estate sono degli inguaribili ottimisti.

Quindi niente concerti fino al 2021? Forse no. Intanto la speranza che la scienza trovi un rimedio che fermi la pandemia esiste ed è giusto nutrire almeno un po’ di ottimismo. Siamo gente che ama la musica, riserviamo il pessimismo e la depressione a quando ascoltiamo Gazzelle, ma per il resto cerchiamo di essere energici e capaci di sperare.

Ma c’è anche un’altra speranza, piccola e parziale, di poter vedere musica dal vivo, a certe condizioni. Si dice che i concerti siano fermi in tutto il mondo o almeno in tutta Europa. Be’ non è del tutto vero.

C’è un locale in Svezia, che in modo molto appropriato si chiama Plan B, che non ha interrotto la programmazione dal vivo, rispettando le regole del distanziamento sociale. Ne parla NME in un articolo recente.

Come si sa la Svezia ha lasciato le porte semiaperte: grazie alla distribuzione della popolazione sul territorio e a quella cosa curiosa e stravagante, ma piuttosto diffusa lassù, che è il rispetto del buon senso, non è stata necessaria una serrata totale, come in quasi tutto il resto del mondo.

Perciò il Plan B di Malmoe continua a ospitare concerti. Certo la capacità è molto limitata: gli eventi sopra le 50 persone sono vietati e perciò l’affluenza massima del locale (350 persone a concerto) per ora rimane inarrivabile. Ma si suona, di fronte a piccole folle sparse, senza mai avvicinarsi troppo, senza accalcarsi nelle prime file.

La situazione è surreale, riferisce chi c’è stato, e se penso al concerto dei Fast Animals and Slow Kids che ho visto a Collegno l’anno scorso, con gente che pogava e si zompava addosso ovunque, be’ mi viene una tristezza infame.

E spero di rivedere Aimone che salta come un grillo, Motta a fine concerto seduto a bordo palco che improvvisa insieme ai suoi musicisti, Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo che suonano in mezzo a un Germi stracolmo e rovente, e Levante, Fulminacci, La Rappresentante di Lista, Eugenio Cesaro che sale sul palco e canta con i Pinguini, Colombre, Maria Antonietta e tutti gli altri. E Brunori, cazzo, volevo vedere Brunori il giorno del mio compleanno. Invece COVID, che è il modo del 2020 per dire “sfiga”.

Però, ragazzi, però. Cerchiamo di capirci. Se l’alternativa è fra un concerto un po’ triste “alla svedese”, con tanta distanza, in una situazione strana ma sicura, oppure zero concerti, io voto Svezia. Spero che si torni presto al Piano A, ma per qualche mese posso farmi andar bene anche il Plan B.

Fabio Alcini


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