È uscito Banzai (Lato Arancio), il nuovo album di Frah Quintale, anticipato dal singolo Sì può darsi. Dieci nuove tracce che danno forma al secondo lato del doppio album Banzai, preceduto dal Lato Blu pubblicato nel 2020. Anche in questo album Frah riconferma la sua attitudine street pop, le intuizioni sempre originali, la voglia di colorare i piccoli momenti di ogni giorno e i ricordi, per fissarli nel tempo e riderci su o cercare di esorcizzarli.

Unico feat. di Banzai Lato Arancio è Chicchi di riso, che vede protagonista un altro protagonista della scena indipendente, Franco126. Il disco è prodotto interamente da Ceri, sceglie sonorità perfette per muovere la testa e punta su sapienti chitarre, anche grazie alla presenza di Ramiro Levyi dei Selton in Chicchi di riso e Se avessi saputo.

Frah Quintale traccia per traccia

Con l’amore io ho smesso / quante volte l’hai detto?
Domande retoriche, serate che sembrano durare mesi e hangover difficili da smaltire: la prima traccia si intitola Le sigarette. Sempre estremanente visivo nella scrittura, si susseguono immagini di vita notturna, tra il bisogno d’affetto e gli eccessivi sbalzi d’umore.

Che poi a cosa serve una mappa per noi che stavamo già in aria
Che rumore fa il primo giorno di vacanza dopo un anno da dimenticare? Sì può darsi, il singolo che ha anticipato l’uscita di Banzai (Lato Arancio) racconta di pomeriggi persi, il sole sulla testa, qualche pensiero in testa che fluttua leggero come, probabilmente, è giusto che sia.

Paure si muovono come i serpenti / non ti servirà un’arma ma un pensiero per difenderti
Giorni da solo sa di introspezione, gira malinconico e quasi chill out, fino al ritornello che apre la strada ai dubbi che prima o poi arrivano a tormentare anche le anime meno complicate. Aver perso qualcuno, qualcosa, o averne anche solo la sensazione.

Non so ancora quanti anni hai / ridendo mi hai dato del lei / meglio non saperlo direi
Il sound festaiolo di Cardio è accompagnato da battiti di mani e voglia di cantare tutti insieme di questo amore col bastone e l’apparecchio tra una giovanissima ragazza e un decisamente più maturo amante. Fingere di essere un altro per star bene senza troppe paranoie, tra scherzi sul darsi del lei e sessioni sull’Eminflex che somigliano a una lezione cardio, appunto. Beata gioventù.

Cercavo la chiave in un’altra persona ma aprire una porta non basta / non accorcerà la distanza
La notte mi chiama, segue il flusso dei pensieri che prosegue traccia dopo traccia. Cerca di stare a galla, a volte si perde tra le onde, nel giro di boa che segna la metà del disco. Il sound continua a provare a portare altrove, ma il fondo è lì, sta per essere toccato, in attesa dell’inevitabile risalita.

Scheletri nel mio armadio ormai ci condivido casa / li porto in giro per strada almeno facciamo serata
Scheletri racconta la fine di un amore, il peso di portar dietro il fantasma di chi prima c’era e ora è una sedia vuota, una presenza costante come una febbre alta che non vuole passare. Una delle tracce più malinconiche, forse perché sa prendere per mano e accompagnarti a soffrire fino in fondo.

Ti ho lasciato il mio sorriso i miei denti in un sacchetto trasparente / come piccoli chicchi di riso / non mi è rimasto più niente
Franco126 presta la voce, Ramiro Levyi fa quel che sa fare con la chitarra, il padrone di casa Frah Quintale mette il suo marchio di fabbrica. Nasce così Chicco di riso, brano simbolo dell’intero album. Non c’è la rabbia, non c’è risentimento, si cerca di trovare qualche risposta mentre il sound fa il resto. L’incontro tra i due artisti nasce proprio grazie a Ceri, che ha prodotto l’intera produzione discografica di Quintale e l’ultima fatica di Franchino.

Voglio girarti intorno fino a scambiare la notte col giorno
In Pianeta 6 aumenta il ritmo, la voce è distorta, c’è speranza di perdersi in nuove galassie e su un nuovo corpo da esplorare. Dance al punto giusto, funzionerà benissimo come dedica al nuovo amore, al suo profumo, alla sua capacità di farci perdere.

Sai che gli oggetti allo specchio sono sempre al rovescio / e non capisco se sto sorridendo
Un’altro pezzo che racconta le sfumature di una fine. Ormai accettata, acquisita, ma difficile da lasciar andare sul serio. Si intitola Sempre bene, come devi ricordare di stare anche senza l’altra parte, quella che un tempo pensavi fosse la metà di te.

Se avessi saputo che quelli sarebbero stati tra i nostri giorni migliori / avrei rallentato un po’ avrei respirato a fondo
Quante cose avremmo fatto diversamente se avessimo saputo che quello era il nostro momento? Si intitola, appunto, Se avessi saputo, e sembra voler dire, semplicemente e senza troppe sovrastrutture, quando sei felice facci caso.

Banzai (Lato arancio) è l’altra faccia della medaglia: dopo aver rincorso rabbia e rancore nella parte Blu del doppio album, Frah Quintale cerca e riesce a far pace con se stesso, con la fine delle storie di cui racconta, continuando a essere riconoscibile e autentico nel suo modo di esprimere i sentimenti.

Genere musicale: indie pop

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