Fulminacci, “La Vita Veramente”: recensione e streaming

Fulminacci arriva con il suo album d’esordio La Vita Veramente (Maciste Dischi/Artist First), disponibile su tutte le piattaforme streaming e negli store digitali e da venerdì 12 aprile nei negozi.

Ennesimo esponente della sempre produttiva scuola romana, nato nel 1997, scrive, arrangia e canta le sue canzoni e si presenta al mondo pubblicando nel 2019 Borghese in borghese e La Vita Veramente. L’album è un esordio genuino quanto autorevole, dalla sorprendente sincerità. Il 16 aprile partirà da Roma il tour organizzato da Magellano Concerti

A proposito del disco, Fulminacci racconta: «LA VITA VERAMENTE è un disco pieno di me e questa è sicuramente la cosa più bella. Lo considero un album estremamente vario, quasi schizofrenico nella sua proposta stilistica, ma nonostante questo nessun brano risulta figlio unico, ha una coerenza tutta sua e rispecchia la mia voglia di sperimentare e di non fermarmi mai, neanche quando sono soddisfatto. Parlo di amori e rincorse, di tangenziali e gite, tradimenti e caffè, sigarette, ascensori e semafori, insomma parlo della vita, veramente.»

Fulminacci traccia per traccia

Davanti a te apre il disco in modo battistiano con chitarra acustica e voce, tracciando il territorio di conquista ma senza troppe ansie.

Le ansie arrivano invece con la title track La Vita Veramente, molto più rapida e nervosa, con un tantino di Rino e un po’ di Brunori, ma anche molta personalità emergente.

Un po’ di giocosità entra con Tommaso, racconto un po’ ingarbugliato di una relazione più o meno nascosta, con il synth che cesella ma senza sovrastare la chitarra.

Quasi rappata (ma come rappa Daniele Silvestri, per intendersi) ecco l’altro singolo Borghese in Borghese, canzone di notevole consapevolezza.

Resistenza parte da rumori scomposti, per poi montare un ritmo agile, con battiti determinati. “Sto per strada ma non mi ricordo nessuna partenza/e chi sa dove arrivo”: lo spaesamento è regola fissa.

Un rappato leggero caratterizza anche I Nostri Corpi, immersa in atmosfere pianistiche e soffici, ma malinconiche. Forse la vicinanza con le idee indie si sente qui in misura maggiore rispetto al resto del disco. “La vita è solo la manutenzione di una circostanza”, ci spiega filosoficamente, prima di arrotolarsi la sesta “pausa” della sera.

Ecco poi Al Giusto Momento, un po’ sussurrata, ma per buttare lì frasi che colpiscono: “Dimmi le cose che voglio sentire così da capire se posso morire per te”. Sgorga poi un discorso pop, con anche la chitarra che si elettrifica, ma senza perdere il passo.

La Soglia dell’Attenzione blueseggia e filosofeggia un po’. Il pezzo è narrativo e da viaggio, con un umore che sa di agrodolce.

Si chiude con Una Sera: anche qui si parla di viaggi (sull’Aurelia) ma si cerca di godersi la vita prima che “diventi un mestiere”.

Si dice “scuola romana” per comodità, ma poi le sfaccettature che emergono dalla Capitale sono davvero tante. Fulminacci appartiene a quella “scuola” che tiene conto delle lezioni dei cantautori antichi e meno antichi senza restarne vittima.

Ma antichi o moderni, i pensieri di Fulminacci si articolano su canzoni significative che convincono fin dal primo impatto, con una cura già molto sviluppata per arrangiamenti e strutture, riempite in modo giusto da testi intelligenti. Esordio notevole.

Genere: cantautore

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