HomeSweetHome: quando l’elettronica incontra l’hardcore

Suonano un po’ come i  Public Service Broadcasting, nel senso che anche loro vanno a scovare frammenti audio di repertorio, e il loro immaginario si rifà a film di fantascienza e a viaggi intergalattici dal retrogusto un po’ vintage, ma la loro anima è profondamente punk, ribelle, folle, senza controllo. Gli HomeSweetHome sono un duo di Milano, tra elettronica, techno e hardcore. E abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro riguardo il loro ep di debutto, influenze e futuro.

Quando avete scoperto i Public Service Broadcasting? Prima o dopo?

Abbiamo scoperto i Public Service Broadcasting abbastanza da poco in realtà. Io (Giuliano, synth), stavo facendo l’oroscopo di Rumore e al mio era associato il nome dei Public Service Broadcasting, ho cominciato ad ascoltarli ed è stata effettivamente una bella coincidenza che il loro modo di comporre si avvicinasse molto al nostro. Mentre per Federico (il batterista), è stato diverso: stava ascoltando nel negozio dove lavora le nostre demo, e una ragazza, una cliente, gli ha chiesto se non fossero i Public Service Broadcasting. Il paragone comunque ci fa sempre molto piacere, anche se ci consideriamo musicalmente più sporchi.

Elettronica con una bella attitudine punk, merito del vostro background musicale?

Siamo entrambi cresciuti ascoltando prevalentemente punk-rock e hardcore melodico, siamo stati e siamo tutt’ora grandi fan di band come NOFX e Blink182, questa passione in comune è alla fine il motivo per cui ci siamo conosciuti e diventanti amici. Poi in realtà ci piace contaminarci sempre e scoprire musica nuova continuamente.

Ci raccontate NoRad?

NoRad è un pezzo nato dalle prime jam in studio e si è evoluto nel tempo fino a diventare quello che è oggi, con l’inserimento delle voci. Le voci le abbiamo trovate dopo una lunghissima ricerca su internet, si tratta della registrazione di una telefonata che, cosa ancora inspiegabile, ricevevano alcuni cittadini canadesi negli anni Sessanta, ma nessuno ci ha mai capito moltissimo.

Signor Uffa