La Municipàl, “Per resistere al tuo fianco”: la recensione

Forse sono già in rotta per Parigi, dove il 21 giugno partirà il nuovo tour. Fatto sta che oggi esce Per resistere al tuo fianco, il nuovo album de La Municipàl: come non ci si stanca mai di dire da queste parti, una della realtà “indie” più interessanti. E anche più produttive, visti e considerati anche i progetti collaterali.

Tre album, oltre 13 milioni di ascolti su Spotify e oltre 11 milioni di visualizzazioni su YouTube, dopo aver partecipato al Primo Maggio a Roma, vincendo nel 2018 il contest 1MNext, La Municipàl è tornata sul palco del concertone in Piazza San Giovanni anche nel 2019 e, con il tour del precedente album “Bellissimi difetti” (2019), ha fatto tappa nei principali club della penisola e in numerosi festival prestigiosi, quali Cous Cous Festival, Giffoni Film Festival, Voci per la libertà, Le Giornate del Lavoro, e moltissimi altri, proponendo un set che ha riscosso grandissimo successo.

Per resistere al tuo fianco rappresenta il quarto disco de La Municipàl e chiude il percorso del progetto Per resistere alle mode, viaggio artistico della band inaugurato nel 2020 con la pubblicazione di doppi singoli rilasciati in digitale e in formato vinile 45 giri a tiratura limitata, ora raccolti insieme ad altri inediti nel nuovo album, coprodotto da luovo e Artist First.

La Municipàl traccia per traccia

Si parte con la title track Per resistere al tuo fianco che è uno strumentale introduttivo. Altre resistenze sono quelle che si configurano in Per resistere alle mode, pezzo di velocità media e pregno dei suoni profondi e conturbanti, ma anche malinconici, che molto spesso caratterizzano le canzoni della band.

Un po’ più scanzonata e ironica, ecco Se io fossi come te cambierei il mondo, che ha un mood un po’ british e molto pop, ma con molta batteria, un po’ di chitarra elettrica e un tessuto sonoro molto ricco.

Ecco poi le contorsioni elettroniche che danno vita a La terza stagione di Dark, celebrazione in noir della notevole serie Netflix ma anche spaccato quotidiano di una “testa che si sbriciola”, a volte per motivi esplicitamente sessuali, a volte per malesseri di vario genere.

Canzone di battaglia e di tristezza, Finisce qui è la prima vera ballad del disco, o meglio il primo pezzo lento e avvolgente, a parlare ancora di teste in equilibrio precario, di amori difficili, di tentazioni di gettarsi nel vuoto.

Si torna a dinamiche più intense e rumorose con L’orsa maggiore, che parla proprio di “tutto quel rumore che ci fa stare bene”. Problemi di moda (più o meno) anche in Al diavolo, pezzo rovente e tagliato perfettamente per la dimensione live, con una chitarra un po’ Cure che arpeggia sullo sfondo.

Un altro ottobre se n’è andato, ci dice Quando crollerà il governo, ma si parla di treni e non di rivoluzioni. Il Molise non esiste più e le valigie sono piene di scarpe in un pezzo morbido che sale un po’ per volta, con le idee caratteristiche del viaggio lento e di chi si sente fuori posto.

Canzone di tempesta invece Fuoriposto, in cui le voci interagiscono ma gli strati sonori si affastellano prima di lasciare spazio a una consapevolezza molto minimale.

Tempo per una veloce Canzone d’addio, rovente e intensa, con Robert Smith e Robespierre come pietre di paragone, in uno dei brani che già sono fra i più caratteristici della band.

L’addio vero, peraltro, si consuma con Che cosa me ne faccio di noi, congedo un po’ languido e triste, ma costruito in modo ascendente.

Più compatto e forse anche un po’ più veloce rispetto agli episodi precedenti, Per resistere al tuo fianco suona come disco da battaglia per gettarsi faccia avanti nel nuovo tour. Di fatto non aggiunge stravolgimenti al sound della band, ma conferma alla grande il talento de La Municipàl nel mettere in pista canzoni contrastate e vive, che sanno arrivarti in fondo allo stomaco e stringere forte.

Genere musicale: indie rock

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