Little Pieces Of Marmelade, “L.P.O.M.”: recensione e streaming

Finalisti increduli dell’ultima edizione di X Factor, Daniele e Francesco, in arte Little Pieces Of Marmelade, hanno pubblicato il loro album L.P.O.M. pochi minuti dopo aver raggiunto il secondo posto nella competizione, battuti dalla concorrente dalla voce angelica Casadilego. Un successo forse insperato per il power duo marchigiano, ma senza dubbio ottenuto senza giocare altre carte se non quelle della passione: quella per la musica, per il rock e per tutto ciò che ha sempre rappresentato. Insieme dal 2015, hanno all’attivo la pubblicazione di un ep e di un album e tanta esperienza sui palchi di festival e locali.

Ottenuti i quattro sì dei giudici e il benestare di Manuel Agnelli a far parte della sua squadra, per i Little Pieces Of Marmelade, ribattezzati Gufetti per l’occasione proprio dal leader degli Afterhours, inizia la stagione dei live. Esibizioni da sempre convincenti, che lungo il percorso hanno aperto le porte alle diverse decadi del rock, interpretato sempre con rispetto e dedizione. Il culmine, per chi come noi è cresciuto a pane e ballate per piccole iene, è stato il duetto con il giudice: sulle note di Veleno la nostalgia e la curiosità si sono mescolate e hanno concesso ai concorrenti di arrivare a salire sul secondo gradino del podio.

Little Pieces of Marmelade traccia per traccia

Il riffettino che apre One Cup of Happiness è diventato quasi un jingle di riconoscimento della band durante X Factor: qui, rispetto alla performance televisiva, si coglie qualche dettaglio in più, soprattutto a livello vocale. La potenza però non manca di sicuro, in questa coppa di felicità che i due si bevono d’un fiato.

C’è molta elettricità in Sabotage, che spara dritto fin dall’inizio: un po’ di svisate tipo Tom Morello. Tra miraggi e sabotaggi, i due fanno sapere di essere pronti a qualunque ondata che faccia riemergere il rock and roll.

Ecco poi il brano omonimo, LPOM, che ci chiarisce che ai due “non frega un cazzo”, almeno a sentire il testo del pezzo, per lo più tranquillo, ma con scoppi improvvisi e senza scampo. Si insiste su temi molto rumorosi con la breve Digital Cramps, i cui i crampi digitali sono molto vibranti.

Ecco poi probabilmente quella che è stata la vetta delle esibizioni sul palco di Sky: Gimme All Your Love degli Alabama Shakes (ma ormai molto molto LPOM) consente alla voce di Daniele di spiegarsi in tutta la sua aggressività ma anche di mostrare lati molto dolci e meno sofferti. Anche la resa su disco è strabordante.

Di cover in cover, ecco una più classica I Am The Walrus, psichedelia moderata made in Beatles, con gli archi e gli “oooh”, che smorzano un po’ gli istinti belluini del duo.

Finale abbastanza malinconico con Akane, che crea un’atmosfera suggestiva e con un po’ di Radiohead nell’aria (e anche nel testo: “Words that kills a project/Runs on the skin/Now without you a question/Can I deliberately choose no dark?”).

Piuttosto ginecologica la copertina del disco, e tutto sommato ci sta: c’è molta sfrontatezza, un po’ di goliardia, parecchia sensualità nel disco dei Little Pieces of Marmalade, anche se poi sembra che tutti si siano concentrati soltanto sui pettorali (invidiabili e ammirevoli) di Manuel Agnelli.

Come per tutti gli altri concorrenti, la domanda riguardo ai due “Gufetti” è la stessa: dureranno quando le luci del palcoscenico saranno spente e sarà passato del tempo dalle emozioni della finale? Diciamo che più di quasi tutti gli altri casi, i due ragazzi marchigiani sembrano equipaggiati per proseguire una carriera che si può rivelare esplosiva soprattutto a livello di live. Ma anche su disco è probabile che si toglieranno altre soddisfazioni, a partire da qui.

Genere: rock alternative

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