Orange Combutta, “Vol.pe I”: recensione e streaming

Si chiama Vol.pe I e ha tratti piuttosto curiosi il nuovo disco degli Orange Combutta. Il progetto nasce da un’idea di Giovanni Minguzzi (batteria) che, partendo dal trio con Davide Tardozzi (chitarra) e Lorenzo Serasini (basso), ha allargato la formazione, per creare un collettivo che gli permettesse di sperimentare in varie direzioni: tra i musicisti coinvolti spiccano nomi stimati e conosciuti in ambito sperimentale come Paolo Raineri (Ottone Pesante, tromba) e Vincenzo Vasi (OoopopoiooO, theremin, voce e altri piccoli strumenti), a fianco di musicisti provenienti soprattutto dall’ambiente jazz quali Gabriele Carbone, Federico Squassabia, Massimo Morganti, Giacomo Bertocchi, Sebastian Mannutza, Nicola Nieddu.

In seguito il gruppo si arricchisce con l’arrivo del produttore Mattia “Matta” Dallara (Amycanbe, Lucifour M, Mack, Jestofunk…) e di MYK L (cioè Michele Ducci degli M+A e Lucifour M, qui presente alla voce in 5 brani), ultimo tassello per realizzare il sound Orange Combutta: ritmica soul hip-hop, sintesi orchestrale, live electronics, samples, un theremin surrealista, voci eteree e melodie sognanti, il tutto guardando all’immaginario dei film di Spike Lee, Wes Anderson, Sergio Leone e Hayao Miyazaki.

Orange Combutta traccia per traccia

Passato e presente collidono e collaborano all’interno dei suoni di Dunthe, in collaborazione con MYK L, che apre l’album su battiti accelerati ma con una certa eleganza.

Svolazzi elettronici e sensazioni vintage da colonna sonora anni ‘60-‘70 caratterizzano Into the Woods, che nella prima parte pesta sul drumming e nella seconda si lascia andare a meditazioni con la sordina.

Zero Kappa approda al lato morbido dell’hip hop, non omettendo però di sconfinare nella melodia morbida e un po’ fantasmatica, su nuvole sintetiche ed elettriche.

Si procede su binari strumentali, cinematografici e un po’ surreali con Combutta Cares, brano che si regala esperienze sonore diversificate, mutando scenario con continuità.

Una chitarretta acidina e funky apre Orange Combutta, brano omonimo che non lesina sul piano dell’ironia e delle vocette strambe.

Ti viene da pensare a qualche fase meno pop della carriera dei Prefab Sprout quando ascolti la morbida 019, corale e parzialmente acustica. Be’, tolta la voce tipo Barry White, quella i Prefab non ce l’avevano.

Senguta Theme corre liscia su elementi costruiti da pianoforte, archi e fiati. C’è un ricco sotto testo r&b, ma un po’ alla Beck, dentro Bear (Tha Cheeney), che coniuga ritmo e atmosfere rilassate.

Passaggio “spaziale” ma anche piuttosto tirato quello che riserva la rapida LCELAM.

Piena di curiosi mugolii e di voci impegnate su futuri verbali, AAA si dipana veloce nella prima parte, con una frase che può essere una costante per l’album intero “I’ve got a lot of voices in my head”.

Curiosi, sperimentali, ricchi di inventiva, gli Orange Combutta mettono insieme un disco dalle mille influenze e tendenze ma anche estremamente divertente e soddisfacente. Ammirevole come si riesca a combinare il tutto, peraltro, dando l'idea di non prendersi mai troppo sul serio.

Genere: alternative pop, soundtrack, jazz

Se ti piace Orange Combutta assaggia anche: Calibro 35

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