Paoloparòn, “Vinacce”: la recensione

Paolo Paron, anzi Paoloparòn pubblica Vinacce, album che ha come sottotitolo (significativo) Canzoni per inadeguati. Paron esordisce insieme all’Orchestra Cortile, con cui pubblica due ep autoprodotti prima di aggiudicarsi il Premi Friûl nel 2009 e pubblicare con l’etichetta MusicheFurlaneFuarte Ondis di glerie, per poi sciogliersi nel 2011.

Fonda con le attrici Natalie Norma Fella e Paola Aiello la compagnia Harmony Sto.Co.Co., il cui reading comico “Stone Cold Surrender” va in scena in diverse sale italiane e si piazza in semifinale al premio Palladino 2014 allo Zelig di Milano.

Nel 2012 Paoloparòn esordisce online, come progetto solista, con un primo omonimo ep di cinque brani, in cui l’amore per certi cantautori ‘difficili’ anni ’70 (più Mauro Pelosi che Lolli, per dire) è ammorbidito da atmosfere musicali che ora virano in forma progressiva, ora scelgono i toni di ballad un po’ stramba.

Se nei testi la disillusione è a volte mitigata dall’ironia, è però la musica a dare respiro e colore a questo lavoro. Paoloparòn nel 2015 diventa un trio, accogliendo Stefano Bragagnolo (Radio Zastava) alla batteria e Roberto Amadeo (North East Ska Jazz Orchestra) al basso e contrabbasso.

Il disco è “adottato” dal musicista e produttore Jvan Moda, nel cui studio tra le silenziose colline friulane vengono registrati e mixati tutti i brani, in un processo corale e condiviso con il trio. Si sceglie così il suono naturale della scarna strumentazione, con Stratocaster in primo piano nei pezzi elettrici ad alternarsi con il morbido fingerpicking dei brani acustici, incursioni di Hammond e piano Wurlitzer.

Paoloparòn traccia per traccia

Si parte da Mani adatte, percorso sonoro molto tortuoso che saltella e cambia panorama più volte, mescolando cantautorato, rock, aspirazioni, altro.

Più da cantautore (ubriaco) è invece L’allegro caos dello scolapiatti, che apre il jazz club, ma più che altro per svenirci dentro.

Un po’ di Waits-Ribot (ma anche di Conte e di Capossela) filtra fino a Un disegno, tranquilla sulle prime, più urlata e funky nello svolgimento, con un esame delle prospettive di vita non proprio entusiasmanti.

Si passa ad atmosfere molto più serie e malinconiche con l’acustica Amleto 1999. Non senza amarezza, ma il sorriso torna con La domenica del supermercato, con l’hammond a punteggiare il discorso.

Si passa alla costellazione post punk (tipo Pixies o giù di lì) con il riff de Le ore d’estate, anche se il cantato di Paron assume sempre toni morbidi, cantautorali e interpretativi.

Vinacce, la title track, sceglie l’abito acustico per una passeggiata morbida e contemplativa.

Alza gradualmente la voce Lo chiedo a te, ancora a tema alcolico, con le tastiere che sorreggono il movimento elettrico della canzone.

Ai tempi delle chat descrive in acustico e con modi antichi un fenomeno tutto sommato recente, in termini critici, non aspri, ma in tutta evidenza sofferti.

Ingresso quasi timido per Via Bertaldia blues, che si aggira con circospezione descrivendo e raccontando storie di quartiere.

A chiudere il disco ecco Seasons (a silly indie song), che sceglie l’inglese per una canzone di ispirazione folk, gentile e fluida.

Paoloparòn pubblica un disco completo, maturo e con la capacità di essere al contempo riflessivo e vivido, alternando le atmosfere con attenzione e intelligenza.

Genere: cantautore

Se ti piace Paoloparòn assaggia anche: Giacomo Toni

Pagina Facebook