Pugile, “Icarian”: recensione e streaming


Pugile è un trio con base a Torino formato da Matteo Guerra alla batteria, Elia Pellegrino alle macchine e Leo Leonardi al basso, voce e synth. Accomunati dallo stesso interesse per l’ibridazione elettronico-acustica, il trio basa la propria produzione sull’improvvisazione e sull’interiorizzazione di un determinato spazio e momento.

E’ uscito pochi giorni fa in formato digitale il nuovo album Icarian, mentre a gennaio è prevista l’uscita dell’edizione in vinile. L’arrivo di Icarian è stato anticipato dal videoclip di Arab, frutto delle riprese di un’esibizione dal vivo dei Pugile presso l’ex Motovelodromo di Torino:

“Immaginandoci tutti meritevoli del sole e incitati dalle nostre famiglie con ali nuove di zecca, non voliamo più in stormi. Eroi fatti di cera, professionisti malleabili e compagni di vita senza basamento, tutto dura poco. L’egocentrismo schizofrenico ci ha accecati e mentre proviamo a raggiungere l’altezza di un Dio, ci sciogliamo precipitando.”

Pugile traccia per traccia

E’ molto etereo e sfumato nei suoni il primo volo di questo Icaro: Colors offre prospettive elettroniche di largo spettro, con la voce usata in modo quasi incidentale.

Tutt’altre idee quelle di BOMLW, molto più propensa a mostrare i propri sforzi, a portare in superficie una ritmica complessa, accompagnando il tutto con un cantato, apparentemente, arabo.

Kudo Pleja si richiude nel proprio bozzolo elettronico, anche se sono evidenti battiti e pulsazioni, che alla fine danno la stura a una serie di conseguenze strumentali.

Ecco poi la già citata Arab, volo d’Oriente effettuato sulle ali di un’elettronica leggera che però ancora una volta ha ritmiche molto determinate.

Movimenti intestini agitano una poco tranquilla Gelusia, che vede la partecipazione di Mattia Bonifacino.

Yunta congiura con ritmiche ad alta pressione, un po’ di rumorismi assortiti e un’atmosfera tutto sommato leggera.

Si prosegue con Jamas, insieme a Yendry, viva su impulsi che rendono più nervoso un tessuto sonoro che di base sarebbe piuttosto sereno.

Mornin Mantra, insieme alla tromba di Giorgio Li Calzi, invece presenta strappi nella trama, prima di immergersi in sentieri che vanno verso il drum’n’bass.

C’è anche dell’antico all’interno di Mathila Ya Mulvi, con Victor Kwality, ma si sperde dentro sensazioni etno, electro, pop, sapientemente modulate.

La chiusura è con Umari Wyt, con un giro ripetuto a loop su cui poggiano architetture leggere di suono.

Pugile mette insieme un disco agile, ben costruito, con vasti spazi ben riempiti e con sperimentazioni sonore convincenti, che risultano anche decisamente gradevoli e talvolta perfino pop.

Genere: elettronica

Se ti piacciono i Pugile assaggia anche: Gimlii

Pagina Facebook