SHORTRAKS: tre recensioni per te

Rieccoci con SHORTRAKS, tre recensioni in breve per te: stavolta tocca a Staggerman, The Natural Dub Cluster, Scarlet.

Staggerman, Hobos and Gentlemen

staggerman, shortraksStaggerman, pseudonimo di Matteo Crema, torna con il nuovo album dal titolo Hobos And Gentlemen (autoprodotto e pubblicato da AR Recordings) affiancato dalla band che l’ha accompagnato dal vivo negli ultimi tempi (Lorenzo Colosio alla batteria, Salvatore Lentini al basso, Franco Bruna ai sintetizzatori, Marco Monopoli al pianoforte, alle tastiere e alla chitarra e Fabrizio Delvecchio ai fiati). Songwriter dall’anima intimamente americana, con Hobos And Gentlemen Staggerman avvia un nuovo corso artistico che sa di novità fin dalla ragione sociale dell’album, intestato a “Staggerman And The Hobo’s Amen”.

Si parte con Strawberry Eyed, che introduce al mondo di frontiera di Staggerman con un pezzo che cresce gradualmente. Più stabile invece The Leech Funeral March, di impianto narrativo corposo. La voce è filtrata ma sempre sorretta dai fiati in How’s Things Going, velata di nero ma non troppo malinconica, anzi forse più rabbiosa. Al contrario Gone Chance è ballata notturna e sommessa. Si giunge a Ghosts, con fantasmi che ballano nella prateria, a ritmi sciamanici. Più placidi i ritmi di Towards the fence, canzone di orizzonti piuttosto vasti, con la chitarra a dettare i passaggi principali.

Rotten and Soaked al contrario si fa più chiusa e meno ottimistica, tornando su idee più oscure. Si rimane su tematiche notturne con Opposite Sides, nobilitata da un assolo di chitarra. Rabid Dog torna ad alzare i ritmi e a sporcarsi con la polvere del desert rock. Si chiude ancora su aria da ballad con The Fall. Un disco di buoni intenti e di buone atmosfere, quello di Staggerman, con canzoni a volte anche piuttosto suggestive.

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The Natural Dub Cluster, Biosfear

Biosfear, il quarto album dei Natural Dub Cluster, è uscito per Elastica e 4Weed Records. A otto anni di distanza da Neg-entropy, primo album dei TNDC, il nuovo album si immerge poderosamente nelle diverse sfumature dell’elettronica e della bass music, che i Natural Dub Cluster affrontano con naturalezza e originalità. Prodotto dai Natural Dub Cluster, BIOSFEAR è arricchito dalle collaborazione di diversi artisti, quali Olivia Foschi, Chiara Castello, Rayna e iKe. C’è appunto Olivia Foschi nella prima traccia del disco, una Humanized che risente di evidenti influenze drum’n’bass oltre che del dub degli anni ’90.

Si scatenano guerre sintetiche invece in Bi, con Chiara Castello e con un beat molto intenso e anche cattivo. Nessuna voce su Radical Breath, ove il concetto fondamentale è “radical”, trattandosi di un pezzo di pura elettronica molto intenso e vibrante. Al contrario Mi No Like Dem con Rayna si cala dentro idee hip hop marcate e militanti. No Redemption rimane su ritmi dub, con un recitato cinematografico che parla di guerra.

Con Fractal Error si apre il lato B del disco (che è diviso alla vecchia maniera) e si passa alla voce maschile di iKe, che riporta in ambiti hip hop oscuri e mutevoli, con una certa ambiguità di fondo. On Natural Selection si fa più essenziale, coltivando soprattutto il ritmo. Con Core Matter si scava anche più a fondo, mentre Fight or Flight chiude il disco conuna certa ossessività. Disco consistente, a volte molto oscuro, con sviluppi interessanti per i Natural Dub Cluster, capaci di integrare le collaborazioni in un tessuto coerente.

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Scarlet, Wonder

scarlet, shortraksWonder è il titolo dell’album d’esordio della giovane rocker campana Scarlet (non la prima di questo nome), pubblicato dall’etichetta salernitana Luma Records. Otto tracce, trentun minuti per raccontare l’amore, che d’improvviso può diventare un fardello insopportabile. Si parte proprio dalla title track, Wonder, che arriva da lontano, veste colori suggestivi, danza lentamente al ritmo dei tamburi. Si picchia forte in Demon, che mostra lati elettrici e aggressivi, benché il cantato sia più insinuante che violento. Più interlocutoria e pop-rock Take Me Back. Si procede con Behind, che ha i toni della ballad, con rinforzo di tastiere e archi.

C’è il basso in apertura di You Uh, e di solito è un buon segno: ne nasce un pezzo ritmato e vivo, con una certa forza d’impatto. Si torna al melodico e all’acustico con Layne, anche se ci sono sviluppi elettrici nel brano. Con la insinuante Another si rivelano lati più elettrici e taglienti della produzione di Scarlet. Si chiude in territorio di songwriting americano con Arizona. Buona voce e buone idee per Scarlet, che pur non facendo dell’originalità il punto forte della sua produzione regala un disco sensato e più che gradevole.

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